TRAPANI, GUAIANA SI DIFENDE CON I FILM, ABBRUSCATO CON RAFFAELLA CARRA’

I numeri erano schiaccianti al voto di giugno dell’anno scorso e continuano ad essere significativi. Tuttavia, il rimpasto di giunta prima e l’elezione del vicepresidente del consiglio – per la terza volta – hanno fiaccato la maggioranza. Di sicuro l’hanno resa fibrillante. I numeri di giugno 2018 hanno detto che Giacomo Tranchida era legittimato a fare il sindaco di Trapani con il 70% e che la sua coalizione sarebbe entrata in consiglio con 19 consiglieri su 24. I numeri di oggi dicono che la stessa maggioranza si è assottigliata. La prima uscita di scena è stata quella di Annalisa Bianco che ha gradito ben poco le dichiarazioni del primo cittadino sul conto di suo padre, Peppe Bianco, ex presidente del consiglio, politico di lungo corso, tirato in ballo da Tranchida quando – assieme al sindaco di Erice Daniela Toscano – era sotto tiro mediatico per le vicende giudiziarie ericine: l’arresto del vicesindaco Angelo Catalano. Parole dure e pesanti quelle di Tranchida che rimandavano ad un vecchio modo di fare politica che veniva addebitato a Bianco. La reazione della consigliera – e figlia – è stata immediata anche se la linea politica è rimasta dialogante nei confronti del suo ex gruppo, “Trapani con Coerenza”, la lista dell’assessore e consigliere Enzo Abbruscato, e della maggioranza. Uno strappo soft, che però si è consolidato nel tempo e che è esploso nelle trattative per l’elezione del vicepresidente. Il manuale “Cencelli” di Tranchida non lasciava margini: la carica, dopo le dimissioni di Andrea Vassallo (“Per Trapani”), era in quota alla lista di Abbruscato, che ha scelto Rocco Greco. Ma all’interno della maggioranza c’è stata più di una preferenza nei confronti della Bianco. Gradimento che ha alzato la tensione. Anche dopo l’elezione di Greco. E’ stato l’assessore-consigliere Abbruscato a fare chiarezza: “La carica andava alla nostra lista e la nostra lista ha scelto, democraticamente, Greco. Scelta politica di una lista che ha, lo ribadisco, soltanto due consiglieri, il sottoscritto e Greco. E la lista ha scelto. Non potevano essere altri a farlo e chi ha messo in campo altre soluzioni partendo dal presupposto che il gruppo era di 3 consiglieri ha sbagliato o l’ha fatto in malafede. Tutti sanno quanto sia dispiaciuto delle decisioni assunte dalla consigliera Bianco. Ma è legittimo cambiare idea. L’importante è farlo autonomamente. Come cantava la Carrà <<com’è bello far l’amore da Trieste in giù l’importante è farlo con chi hai voglia tu>>. Del resto è stato, per me, un onore averla in lista e per raggiungere questo obiettivo ho dovuto combattere contro tutto e contro tutti”. Immediata la replica della consigliera Bianco: “L’assessore Abbruscato deve dire perché e con chi ha dovuto lottare per avermi in lista. Io sono una persona perbene”. Risposta che non è arrivata perché nella seduta di ieri, il confronto è nato nella fase delle comunicazioni e non c’è possibilità di replica. La vertenza Bianco, che si è dipanata nel tempo, ha dovuto fare spazio qualche settimana fa, allo strappo, sicuramente più duro, del consigliere Giuseppe Lipari. Lo scontro è stato con il sindaco durante una inedita riunione di maggioranza, aperta al pubblico ed alla stampa. Lipari è andato giù duro su tutto. Sull’azione amministrativa. Sui metodi di Tranchida. Ed in particolare sul rimpasto di giunta. Alla lista – ormai ex lista – di Lipari, “Tranchida sindaco per Trapani”, meglio conosciuta come lista Giovani sarebbero toccati due assessorati. Ma il sindaco – si trattava e si tratta di una sua lista civica – ha deciso di occupare le caselle a disposizione per “politicizzare” due degli assessori “tecnici” che ha nominato dopo il suo insediamento, bloccando, di fatto, i margini di manovra della lista. Lipari ha polemizzato, gli altri due consiglieri del gruppo, Giuseppe Virzì e Marzia Patti, invece no. Alta tensione, scambio di accuse. In sintesi: Lipari fuori dal gruppo e dalla maggioranza, in attesa di verificare l’azione dell’amministrazione – come si dice – atto per atto. Il terzo pezzo che la maggioranza ha perso per strada, l’ultimo in ordine di tempo, è quello che rimanda alla consigliera Anna Garuccio. E’ stata eletta nella lista “Trapani Tua”, la “civica” dell’Udc, ma è entrata in rotta di collisione con il coordinatore provinciale del partito Fabio Bongiovanni – ora neo assessore alle Finanze. Da qui la decisione – assieme all’altro consigliere della lista, Alberto Mazzeo – di entrare a far parte del gruppo “Amo Trapani”, il soggetto politico civico che porta la firma del presidente del consiglio Giuseppe Guaiana. L’adesione tecnica dei due ha messo in difficoltà l’Udc, ma alla fine Bongiovanni è riuscito a spuntarla con il sostegno di tutti gli altri candidati e con una opposizione sempre più soft alla sua nomina assessoriale da parte di Mazzeo. La consigliera Garuccio ha invece tenuto una linea intransigente che, se fosse stata vincente, avrebbe sbarrato le porte della giunta a Bongiovanni. Linea dura che ha posto anche all’interno di “Amo Trapani” quando è stato il momento di votare il nuovo vicepresidente. Il presidente Guaiana e l’assessore Giuseppe La Porta si sono attenuti al “Cencelli” tranchidiano e al “Cencelli” interno: la vicepresidenza era in quota alla lista di Abbruscato e di conseguenza il nominativo era un problema dell’assessore- consigliere. C’era solo da prenderne atto. “Amo Trapani” ne avrebbe discusso al suo interno, ma ci sarebbe stato ben poco da modificare. La Garuccio non è stata della stessa idea e si è fatta sentire anche nella riunione di maggioranza che si è svolta (primo agosto), prima della seduta che ha eletto Greco alla vicepresidenza. Avrebbe infatti preferito Annalisa Bianco, ponendo anche la questione della rappresentanza di genere. Soluzione Bianco che era pronta a discutere anche la capogruppo di “Amo Trapani” Grazia Spada, pur se all’interno di un clima unitario e non di scontro e nel rispetto delle regole di maggioranza e dello stesso gruppo. linea che le ha consentito di assumere una posizione equilibrata e di non entrare nel vortice delle polemiche. Guaiana ha “litigato” con la Garuccio durante la riunione di maggioranza e pure ieri in consiglio, dopo l’annuncio della consigliera della sua decisione di uscire dal gruppo e di dichiararsi indipendente. Nel confronto politico l’ha invitata a prendere atto della scelta del gruppo e ad adeguarsi, con l’alternativa di essere messa alla porta se non l’avesse fatto. Nel confronto consiliare – dopo le critiche della Garuccio sulla mancanza di democrazia nel gruppo – citando due titoli di film: il presidente è un appassionato. “Le sue dichiarazioni – ha sottolineato Guaiana – mi ricordano due film. Uno, di animazione, che piace a miei figli, <<Alla ricerca di Dory>>, parla di un pesce smemorato, è molto divertente, e l’altro <<Sliding door>>, porta girevole”. Ed ancora: “Il gruppo non perde nulla, perché la sua era un’adesione tecnica. La nostra lista ha eletto quattro consiglieri, ora siamo cinque e non possiamo che essere soddisfatti. Nessuno ha limitato il suo diritto di parola ma quella era una scelta che riguardava la lista”. Eppure l’adesione della Garuccio e di Mazzeo era stata tessuta con una trama politica, con trattative di qualità che avevano portato “Amo Trapani” ad avere un maggiore peso politico in maggioranza. Trattative che portavano il marchio di La Porta ma che l’intervento del presidente ha finito per derubricare ad un atto politico di ordinaria amministrazione. La politica è davvero sempre in movimento, anche nella interpretazione del valore degli stessi fatti. A conti fatti, dunque, la maggioranza è numericamente più debole. I tre – Bianco, Lipari e Garuccio – non possono ancora essere inseriti nell’elenco ufficiale dei consiglieri di opposizione, ma la sostanza è comunque questa. Se una maggioranza perde i suoi pezzi ci s’interroga sulle responsabilità, che vanno addebitate al capo politico della coalizione. Il capo politico è il sindaco Tranchida. E di conseguenza deve prendersi la sua parte di responsabilità, andando oltre le scelte dei singoli consiglieri. Il punto è però un altro e rimane avvolto da una domanda: ci si trova di fronte all’incapacità del sindaco di tenere unita una coalizione con tante anime e qualche personalismo di troppo? Oppure c’è una strategia? Una operazione politica per sfoltire uno schieramento con troppe contraddizioni e con evidenti limiti d’azione. E per definire un “campo” di avversari che fanno sempre comodo: sia per il circuito mediatico che per “nascondere” eventuali errori nel governo della città da poter facilmente scaricare su una “opposizione” che alza barricate e che punta ad esasperare il livello dello scontro. Al prossimo film ed alla prossima canzone.

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