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PALERMO, LA CORTE D’APPELLO RESPINGE IL RICORSO DI GUAIANA, LAMIA E PERALTA SULLA INCOMPATIBILITA’ DELL’EX SINDACO FAZIO

In tutto, 4.000 euro. Gli ex consiglieri di Forza Italia Giuseppe Guaiana, Nicola Lamia e Leo Peralta, dovranno rifondere le spese processuali sostenute dall’ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio. L’ha deciso la Corte d’Appello di Palermo, sezione civile, che si è pronunciata sul ricorso presentato dai tre contro la sentenza del Tribunale che aveva escluso la causa d’incompatibilità dell’ex primo cittadino, che il consiglio comunale aveva invece votato estromettendolo dall’attività d’aula. Si tratta della storia infinita del contenzioso tra Fazio e l’ex presidente dell’ATM Vito Dolce. Il Tribunale di Palermo, in primo grado, il 13 aprile dell’anno scorso, aveva dato ragione a Fazio dichiarando insussistente la causa d’incompatibilità. Il ricorso dei tre ex consiglieri era stato presentato il 26 aprile del 2017, dunque pochi giorni dopo la sentenza di primo grado che aveva dato ragione a Fazio. Ora la sentenza d’appello ha messo la parola fine sulla causa d’incompatibiità che, di conseguenza, non c’era. “L’impugnazione – si legge nella sentenza d’appello – è infondata e va respinta. Non c’era alcuna lite pendente con il Comune da parte di Fazio. Non c’erano le motivazioni giuiridiche per estrometterlo dal consiglio, il percorso seguito da Fazio, prima con la dichiarazione unilaterale di garanzia e poi con la polizza fideiussoria erano strumenti validi per evitare l’incompatibilità se la richiesta risarcitoria di Dolce fosse stata accolta. L’ex presidente dell’ATM ha chiesto 220.000 euro in sede civile perché ritiene di avere subito dei danni dalla sua estromissione dalla presidenza dell’ATM da parte di Fazio. Il contenzioso di fronte al Tribunale amministrativo regionale ed al Consiglio di Giustizia Amministrativa ha però sostenuto ed avallato le scelte amministrative di Fazio. L’ex sindaco è però stato condannato in sede penale per la vicenda Dolce a 4 mesi di reclusione, pena sostituita con una multa. C’era di mezzo anche l’avvocato Enzo Scontrino e lo scontro nato nella gestione delle questioni interne all’ATO rifiuti. Dolce, in sede civile, chiese un risarcimento danni di 220.000 euro. Ma il Tribunale non ha accolto la sua richiesta. Lo stesso Dolce, chiamò in causa il Comune di Trapani, per tutelarsi da una eventuale volontà di Fazio di non pagare l’eventuale danno accertato in sede giudiziaria. Da qui il confronto sulla lite pendente con il Comune perché Fazio aveva agito come sindaco. Il rigetto della richiesta di Dolce portò l’ex presidente dell’ATM a presentare ricorso contro la sentenza che rigettava le sue ragioni. Ricorso che continuava a tenere in piedi la lite pendente ed il percorso amministrativo del Comune e del consiglio comunale. Fazio, oltre a garantire con un suo intervento diretto, l’eventuale risarcimento danni a Dolce ha sempre considerato inammissibile la presenza del Comune nel contenzioso. Tesi che è stata accolta nei due gradi di giudizio che sembrano aver chiuso definitivamente la vertenza consiliare. Fazio non era incompatibile ed il consiglio non avrebbe dovuto votare ed approvare la sua decadenza per non aver rimosso le presunte cause d’incompatibilità. I tre ex consiglieri forzisti – difesi dall’avvocato Gino Bosco – dovranno ora mettere mano al portafoglio per pagare le spese processuali di Fazio quantificate dalla Corte d’Appello di Palermo in 4.000 euro.

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