LA CONDANNA DI PAOLO RUGGIRELLO E LA POLITICA TRAPANESE

13 Aprile 2023

Ha attraversato quasi tutto quello che una volta veniva definito ed indicato come arco costituzionale. Paolo Ruggirello è stato autonomista, di centrodestra e di centrosinistra. Sempre bene accolto perché portava con sé i suoi voti. Ieri è stato condannato, in primo grado, a 12 anni di carcere dal Tribunale di Trapani. L’accusa di associazione mafiosa è stata derubricata in concorso esterno in associazione mafiosa. La politica trapanese avrà la forza d’interrogarsi su questa condanna? Finora non ci sono state prese di posizione, ha avuto la meglio il silenzio. Eppure la sentenza è chiara. Ruggirello ha avuto a che fare con la mafia. La sua condanna è dunque una questione anche politica che attraversa le forze che lo hanno accolto senza stare tanto a guardare sulla sua credibilità politica. Aveva un gruppo organizzato sull’intero territorio provinciale e di conseguenza era in grado di portare consenso. La credibilità delle sue scelte è sempre passata in second’ordine, altrimenti alcuni passaggi sarebbero stati irricevibili seguendo la logica della coerenza. Il suo bacino elettorale e soprattutto il suo gruppo hanno retto amministrazioni, hanno condizionato gli equilibri politici provinciali e con le sue elezioni all’Assemblea regionale siciliana hanno raggiunto anche il potere all’Ars ed a Palazzo d’Orleans. La cosiddetta “Operazione Scrigno”, che ha portato al suo arresto ed a quello di altre 28 persone è uno spaccato della politica locale che la politica locale non dovrebbe ignorare. Le prossime motivazioni della sentenza potrebbero essere l’elemento di base per aprire una riflessione sul caso Ruggirello. Il Tribunale ha anche condannato Nino Buzzitta (21 anni), Vincenzo D’Angelo (16 anni) e Vito Gucciardi (12 anni). Torna la politica con le condanne di Vito Mannina (1 anno ed 8 mesi) e di Alessandro Manuguerra (1 anno). C’è da segnalare un alleggerimento sostanziale dell’accusa, passata da corruzione mafiosa elettorale a corruzione elettorale. Elemento processuale che ha portato la consigliera comunale di Erice Simona Mannina, figlia di Vito Mannina, ad esprimere la sua soddisfazione in un post su Facebook: “Si torna alla vita, si torna alla normalità. Finalmente i giudici hanno escluso ogni coinvolgimento della mafia con la mia famiglia per le elezioni del 2017. Sono stati 4 anni difficili, anni pesanti, quando sai di essere innocente e non hai fatto nulla, è ancora più doloroso ricevere gli attacchi di chi vuole solo vederti a terra. Abbiamo ricevuto un accanimento mediatico manovrato da certa mala politica, rimanendo in silenzio perché era giusto che la giustizia facesse il suo corso. Ma questi anni, questo dolore gratuito, non ce lo restituirà mai nessuno. Mi aspettavo qualche titolone come quelli ricevuti 4 anni fa dal tenore opposto, mi aspettavo qualche trasmissione o intervista come quelle fatte da alcuni mestieranti della politica ai danni miei e della mia famiglia, sarebbe stato giusto, ma si sa, così vanno le cose. Rimango fiera di chi sono, della mia famiglia, dei miei amici, perlomeno quelli veri, quelli che ci sono nonostante tutto e tutti, di quello che ho costruito pian piano forte dei valori che mi hanno insegnato. Da oggi torniamo a respirare…”. La sentenza ha registrato anche l’assoluzione di Marcello Pollara e Giuseppe Grignani. Per i 20 imputati che hanno scelto il rito abbreviato sono già arrivate le sentenze di secondo grado.

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