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TRAPANI, LIPARI: “GUAIANA NON AVEVA IL POTERE DI ALLONTANARMI DALL’AULA. MANDO TUTTO ALLA CORTE DEI CONTI”

“Mando tutto alla Corte dei Conti”. Ed ancora: “La seduta potrebbe essere nulla”.  Giuseppe Licari va dunque alla guerra ed annuncia anche una nota alla presidenza del consiglio e l’acquisizione di tutti gli ati della seduta culminata con il suo allontanamento coatto, con Vigili Urbani a seguito. E già c’è il consigliere ha anche annunciato di essere pronto a tutelare la sua immagine in ogni sede. Si va allo scontro anche con la carta bollata. Il livello della contesa tra il consigliere Giuseppe Lipari ed il presidente del consiglio Giuseppe Guaiana è destinato ad alzarsi. Lipari è tornato a ribadire le sue ragioni: “Usare la forza pubblica per allontanare un consigliere nell’esercizio delle sue funzioni è un fatto gravissimo sia in termini di correttezza politica che di legalità in senso stretto soprattutto se lo si fa sulla base di un potere che non esiste, e che qualora esercitato potrebbe esso stesso rappresentare un illegittimo abuso. Il consigliere replica in punta di diritto: “In termini di legalità secondo quanto dispone il vigente regolamento di convocazione ed adunanza del consiglio comunale, il presidente del consiglio comunale non avrebbe né il potere di allontanare quei consiglieri che turbano il regolare ordine dei lavori, né il potere di comandare i Vigili Urbani per farlo”. Lipari porta la sfida con Guaiana sul terreno del presidente. Come dire – a suo dire – di chi articolo 7 ferisce di articolo 7 perisce. Per il consigliere l’allontanamento forzato dall’aula è maturato da una interpretazione sbagliata, da parte di Guaiana, dell’articolo 7 del regolamento consiliare. Il presidente l’ha utilizzato per espellere dall’aula Lipari, ma per il consigliere l’articolo si riferisce ad eventuali interferenze esterne che consentirebbero di “ordinare l’espulsione dall’uditorio di chiunque sia causa di disordine”, e “dopo gli opportuni avvertimenti”. Lipari va avanti nella sua interpretazione giuridica: “Poiché ratio della norma in questione è la tutela dei lavori d’aula rispetto ad eventuali interferenze esterne, è di tutta evidenza l’illegittimità di un’applicazione di questa norma a tutti quei casi in cui la <<causa del disordine>> sia un consigliere comunale presente all’interno dell’aula. Un conto è ordinare l’espulsione di qualcuno dall’uditorio – che nel caso di specie rispetto all’aula consiliare si trova nel piano rialzato senza soluzione di continuità con essa -, un altro è ordinarne l’espulsione dall’aula. Il consigliere ritiene che Guaiana avrebbe invece dovuto prendere in considerazione l’articolo 13 del regolamento che gli avrebbe concesso soltanto di sospendere la seduta dopo un eventuale secondo richiamo andato a vuoto. Lipari prova ad essere ancora più chiaro: “Anche qui è di tutta evidenza che nessun potere di allontanamento è conferito al presidente del consiglio, che tutt’al più avrebbe potrebbe sospendere la seduta, ma non senza avermi prima richiamato due volte e non senza prima avermi dato la possibilità di presentare al consiglio le mie spiegazioni”. Da le ripercussioni sui lavori d’aula: “L’acclarata illegittimità del mio allontanamento coattivo con l’uso della forza pubblica renderebbe invalida l’intera seduta di consiglio comunale, la cui ripetizione costerà ai cittadini circa 5.000 euro.

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