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ERICE, ARRESTI DOMICILIARI PER IL VICESINDACO CATALANO. DURISSIMO ATTO D’ACCUSA

Corruzione ed abuso d’ufficio. Accuse pesantissime che hanno portato il vicesindaco di Erice Angelo Catalano agli arresti domiciliari e con il braccialetto elettronico. I Carabinieri sono intervenuti alle prima luci dell’alba raggiungendo l’assessore in casa. Nel provvendimento di custodia cautelare il GIP afferma che sono stati accertati “una pluralità d’illeciti attuati dal Catalano, con spregiudicatezza e disprezzo verso l’amministrazione d’appartenenza, derivante dal fatto che, essendo ormai abituato al potere ed a servirsi del proprio ruolo, ha realizzato interessi personali e privati, ritenendosi al di sopra della legge, tanto da non temere verifiche e controlli”. Catalano avrebbe agito “in concorso con taluni appartenenti all’amministrazione comunale ericina, nonché alcuni consiglieri comunali”. Ed ancora: “Catalano manipolava imprenditori che, pur di accaparrarsi appalti per conto dell’amministrazione, distoglievano risorse pubbliche per i suoi interessi personali o per quelli di taluni consiglieri comunali vicini allo stesso”. Sotto accusa gli affidamenti diretti di lavori pubblici. Soluzione che veniva giustificata “da una situazione di disagio e d’urgenza, artatamente predisposta per l’occasione”. Il vicesindaco avrebbe fatto pressioni sul dirigente del settore Lavori Pubblici “al fine di far aggiudicare i lavori di manutenzione della rete di illuminazione pubblica ad un’impresa, dallo stesso sponsorizzata, in spregio ai doveri di imparzialità e buona amministrazione e al principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti”. Il “potere” di Catalano era così esteso che “su istigazione di un consigliere comunale, violando i suoi doveri d’imparzialità e buona amministrazione ed invadendo la competenza dei dirigenti amministrativi, esercitava poteri che non gli competevano, dando disposizioni ad un imprenditore titolare di un’impresa, che stava eseguendo lavori per l’amministrazione ericina in tutt’altra zona del territorio comunale, di interrompere quei lavori e realizzare opere di abbattimento di una barriera architettonica presente nello spazio di marciapiede antistante il bar di proprietà di un congiunto del predetto consigliere comunale, facendo sostenere l’intero importo al Comune”. Il consigliere beneficiato lo avrebbe “ricompensato” con un atto politico. Pur avendo un impedimento fisico sarebbe comunque andato in aula a votare il piano rifiuti.

 

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