ERICE, TRANCHIDA CONDANNATO. HA DIFFAMATO IPPOLITO. IL SINDACO: “NON ARRETRERO’ DI UN MILLIMETRO”

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23 Settembre 2016

Prima che ne parlino gli altri ha deciso di farlo lui. Il sindaco di Erice Giacomo Tranchida è stato condannato, in primo grado, per avere diffamato l’ex comandante dei vigili urbani Giacomo Ippolito. Tranchida dovrà pagare una multa e risarcire Ippolito: 500 euro. I fatti risalgono al 2012 e ad un provvedimento che portava la firma del primo cittadino. Oggetto: “Contestazione disciplinare e disposizione di servizio per intervento sostitutivo. Tranchida, nella sua nota, era quanto mai chiaro: “Ho accertato personalmente la condizione di abbandono del sistema semaforico di via Argenteria e Viale delle Province, completamente non funzionanti, neppure il lampeggiante di emergenza, e in condizioni di pericolo statico, contesto l’inerzia e la mancata pronta ottemperanza comportante peraltro pericolo alla pubblica sicurezza e danni all’immagine del Comune”. Ed ancora: “Diffido ancora una volta a produrre tempestiva relazione sull’attività svolta dal suo ufficio circa la quotidiana azione in materia di manutenzione segnaletica e sistemi di sicurezza stradale, in via sostitutiva incarico l’architetto Andrea Denaro di provvedere alla riattivazione con luce di emergenza dei suddetti impianti semaforici, avvalendosi delle risorse finanziarie provenienti dalle sanzioni stradali che rivelano sufficiente disponibilità. Al segretario generale piaccia intervenire per ogni conseguente e correlata azione disciplinare e sanzionatoria”. Il muro contro muro tra i due è finito in Tribunale perché Ippolito ha denunciato Tranchida. “L’accusa contestatami dalla Procura – scrive il sindaco – a seguito della querela sporta dal signor Ippolito, assistito, anche in questa circostanza, dall’avvocato Nino Sugameli, inizialmente di ingiuria, depenalizzata, nel corso del processo veniva trasformata in diffamazione”. Tranchida nella sua nota sottolinea che la Procura negli ultimi 10 anni “non si può dire che sia risparmiata” nei suoi confronti e che pur rispettando, com’è giusto che sia la sentenza, non la condivide, considerandola inaspettata. Lette le motivazioni la impugnerà con la premessa che di non arretrare “di un millimetro nella mia azione di vigilanza e contestazione in capo ad eventuali, come nel caso in specie, dipendenti inerti ed inadempienti, come da mio dovere istituzionale oltre che per debito civico nei confronti della mia comunità”. Tranchida conclude ricordando che dopo il provvedimento che l’ha portato alla condanna “in 24 ore l’impianto semaforico fu messo in sicurezza dal sostituto incaricato e riattivato con lampeggiante atto a segnalare l’incrocio di Viale delle Province e via Cesarò”.

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