AEROPORTI, LE SFIDE DI BIRGI E PALERMO E LA SOLUZIONE LO CURTO

Quattro o cinque mesi, è un dato di massima, per far nascere il Polo aeroportuale della Sicilia occidentale con Palermo e Trapani. Dovrebbero poi aggiungersi Pantelleria e Lampedusa. Il presidente del gruppo dell’Udc all’Assemblea regionale siciliana Eleonora Lo Curto rilancia sulla fusione delle due società di gestione, Gesap (Palermo) ed Airgest (Trapani). C’è più di un elemento concreto a sostegno della sua proposta. Il presidente di Airgest è l’avvocato Paolo Angius, uno dei protagonisti della fusione tra gli scali di Firenze e Pisa. Quel sistema rimane un punto di riferimento per trovare una soluzione anche in Sicilia. C’è da dire che lo stesso Angius è azionista della Gesap, con le sue 297 azioni, pari allo 0,0229%. L’onorevole Lo Curto punta ad un tavolo di confronto con Angius, il presidente della società palermitana Fabio Giambrone, l’amministratore delegato Giuseppe Mistretta, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ed i primi cittadini della provincia di Trapani. Tavolo aperto alla collaborazione delle associazioni imprenditoriali e degli operatori turistici. La parlamentare dell’Udc dà già il suo contributo al confronto con una premessa che ha il sapore politico di un messaggio chiaro e forte al vertice di Gesap: “Birgi, con la ricapitalizzazione, ha i conti in ordine e questa è una garanzia per la Gesap”. La fusione tra le due società è quanto mai legata alle dinamiche politiche siciliane. Birgi è al 99,933% della Regione. L’aeroporto “Falcone e Borsellino” è al 42% della Città Metropolitana di Palermo (ex Provincia regionale), al 32% del Comune ed al 23% della Camera di Commercio. C’è poi il quasi 3% del Comune di Cinisi e poi una serie di azionisti che non superano l’1%. Finora l’asse Orlando-Giambrone ha frenato sia sul progetto di privatizzazione dello scalo ed ancora di più su una sua fusione con Birgi. L’hanno potuto fare con forza perché i numeri sono dalla loro parte. Il bilancio d’esercizio del 2017 si è chiuso con utile di 890 mila euro al netto delle imposte. Birgi ha invece chiuso il 2017 con una perdita di 1.753.218 euro. Risultato migliore rispetto al 2016 ma pur sempre negativo. E soprattutto con motivazioni serie per il segno rosso in bilancio. Ma a Palermo delle giustificazioni trapanesi non sanno che farsene. Viene considerato relativo e soltanto come un punto di partenza l’aumento di capitale deliberato dall’Airgest e che ha portato la Regione a far uscire dalle sue casse 12 milioni e mezzo di euro. Operazione finanziaria per azzerare i debiti della società di gestione. L’onorevole Lo Curto, dopo la pausa estiva, farà la sua parte per avviare il confronto sulla fusione anche con gli assessori regionali Sandro Pappalardo (Turismo) e Gaetano Armao (Economia). Ma è chiaro che Palermo non muoverà un dito verso la fusione fino a quando l’aeroporto di Birgi non tornerà a regime e potrà farlo soltanto quando il nuovo co-marketing da 14 milioni di euro potrà essere operativo. Il bando è in dirittura d’arrivo, ma c’è sempre il rischio che possa esserci una replica di quello precedente, con un ricorso al Tar, in quel caso dell’Alitalia, che ha fatto saltare tutto. E’ in corso una polemica politica con il Movimento Cinquestelle che continua a bocciare la soluzione del co-marketing, considerandolo un aiuto di Stato non consentito dall’Unione Europea. L’onorevole Lo Curto continua a spingere: “Dobbiamo fare in fretta guardando oltre l’orizzonte, immaginando ciò che è possibile ed a portata di mano, senza sprecare più risorse pubbliche ma mettendo mano ad una strategia assolutamente premiante”. Ma la fusione corre su due percorsi paralleli, quello politico e l’altro economico. Sia l’uno che l’altro con grandi potenzialità ma anche evidenti elementi critici. Non sarà facile mettere d’accordo il governo Musumeci, sempre più di centrodestra, ed il centrosinistra che rimane legato al sindaco Orlando, considerato ormai uno dei pochi baluardi di una sinistra in crisi. Di fronte a quelli che si presentano come gruppi contrapposti, potrebbe emergere una novità politica. La mediazione del neo sindaco di Trapani Giacomo Tranchida che, fin dal suo insediamento, ha definito uno stretto rapporto di collaborazione con il collega di Palermo. Non a caso Tranchida è stato – ed in tempi non sospetti, non era ancora sindaco di Trapani – fautore di una soluzione soft in attesa del grande evento della fusione. Quello di un rapporto di collaborazione con il “Falcone e Borsellino”, unendo le forze per un sistema turistico condiviso. Tranchida ha indicato la collaborazione come strumento di rilancio di Birgi senza co-marketing, ma l’avvio di un accordo di programma potrebbe poi essere lo strumento per andare oltre, così come chiede l’onorevole Lo Curto. Nell’andare oltre s’iscrive anche la proposta dell’assessore regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano che ha “provocato” i Comuni trapanesi: “Dopo la ricapitalizzazione da parte della Regione tocca ai Comuni che devono entrare nel governo dell’aeroporto”. Azioni Airgest da comprare da parte delle amministrazioni locali. Proposta che, in precedenza, ha fatto storcere il muso dei sindaci che sono andati a leggere i bilanci, tutti rigorosamente in rosso. In loro “soccorso” arrivano il presidente Angius ed il Cda di Airgest. Nella nota sul bilancio 2017 si legge che “con adeguati livelli di traffico, sostenibili per infrastrutture ed organizzazione, la società è in grado di raggiungere il pareggio di bilancio, accompagnandolo ad un progressivo miglioramento della redditività aziendale”. In sintesi: senza co-marketing a carico la società di gestione porta i conti in attivo, ma ci vogliono i voli. Ed i voli, vale anche per Palermo, arrivano con il co-marketing. Ecco cosa c’è scritto nella nota di accompagnamento del bilancio 2016 di Gesap: “I costi per servizi, pari a 29,5 milioni di euro, registrano un incremento di oltre 2,1 milioni di euro dovuto, principalmente dal maggior peso delle spese promozionali attivate con le compagnie aree per l’incremento del traffico commerciale sullo scalo”. La sfida per lo scalo palermitano che punta a superare quota 6 milioni di passeggeri e quella di Birgi, che ha chiuso il 2017 a 1.292.95 passeggeri, con la crisi internazionale di Ryanair e la chiusura dello scalo per la mantenzione della pista dal 6 novembre al 10 dicembre, è dunque politica. Il primo nodo da sciogliere è quello del co-marketing. C’è in atto uno scontro che passa anche dalle sentenze dei Tar, dalle scelte amministrative, come nel caso dell’ex commissario straordinario del Comune di Trapani Francesco Messineo che ha azzerato la quota di Palazzo D’Alì (366 mila euro all’anno per3 anni) contestando in punta di diritto questo sistema di finanziamento. Quota ripristinata dal sindaco Tranchida che l’ha prevista nelle variazioni di bilancio che stanno per arrivare in consiglio comunale. Nel fronte anti co-marketing c’è pure il Movimento Cinquestelle che governa l’Italia e non è cosa di poco conto. L’altro nodo da sciogliere è quello dei Poli aeroportuali siciliani. Il Presidente della Regione Nello Musumeci aveva pensato ad un’unica società di gestione per tutti gli scali dell’Isola ma ha dovuto subito dopo fare marcia indietro, proponendo la soluzione prevista nel Piano nazionale dei trasporti aeroportuali che rimanda a due Poli: Palermo, Birgi, Pantelleria e Lampedusa da un lato, Comiso e Catania dall’altro. Il Piano prevede anche la privatizzazione degli scali. Sul punto Giambrone ed Orlando hanno rivendicato la dimensione strategica degli aeroporti siciliani ed il ruolo che deve avere la parte pubblica. Nel Piano nazionale la quota massima sarebbe del 20%. L’onorevole Lo Curto, in attesa delle scelte politiche sui due scali, introduce un ulteriore elemento di riflessione: “Occorre interrogarsi sul modello di sviluppo e sull’idea della Sicilia che vogliamo. Insisto, per fare in Sicilia ciò avviene alle Baleari, occorre investire denaro sul sistema territoriale, sgravare le imprese, creare collegamenti e la rete infrastrutturale. Quand’anche arrivasse un aereo con 300 turisti a Trapani saremmo costretti a constatare che la loro permanenza nel territorio durerebbe appena il tempo di un caffè per transitare verso altra destinazione, là dove il sistema ricettivo è adeguato. Per questo servono strategie compensative e risorse adeguate per promuovere il sistema territoriale”.

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