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ARS, MICCICHE’ ACCELERA AL TERZO TURNO E VIENE ELETTO ALLA PRESIDENZA DELL’ARS

Cambia tutto in meno di 24 ore. Ed il nuovo Parlamento siciliano ha il suo presidente. Torna a capo dell’Ars il forzista Gianfranco Miccichè che, a sorpresa, ottiene 4 voti in più rispetto a quelli che poteva esprimere la maggioranza. Questo l’esito della terza votazione, quando per l’elezione del Presidente erano necessari 35 voti, la maggioranza assoluta dei voti: Miccichè 39 voti, Margherita La Rocca Ruvolo (Udc) 20 voti, Sergio Tancredi (M5S) 1 voto, Mimmo Turano 1 voto, Claudio Fava 1 voto, Nello Di Pasquale 7 voti. In tutto 69 votanti. Il Pd aveva deciso di votare Disquale, ma a conti fatti mancano 4 voti che sono andati a Miccichè e che hanno fatto dire all’ex assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici che nel suo gruppo c’erano stati 4 utili idioti. I 20 voti alla La Rocca Ruvolo non sono una prova di dissenso nella maggioranza ma frutto della decisione dei grillini. La geografia del voto lascia intendere che Miccichè è stato colpito anche in questa terza votazione dai franchi tiratori ma le scelte di una parte del Pd e di Sicilia Futura gli hanno consentito di passae indenne dalla terza votazione. La quarta sarebbe stata un ballottaggio con il secondo miglior votato, quindi contro l’esponente del Pd Disquale. Il voto è stato ad alta tensione ed è stato ripetuto perché il deputato regionale dell’Udc Giovanni Bulla aveva mostrato il suo voto ai banchi del governo. Ma l’elezione del Presidente dell’Ars è a scrutinio segreto e di conseguenza c’è stata la reazione dell’Aula e la necessità d’intervenire con una nuova votazione dopo avere annullato quella che era stata appena avviata. La maggioranza raggiunge dunque il suo obiettivo ma i primi passi della nuova Ars non sono certo all’insegna della forza delle istituzioni e della politica. Eppure Miccichè e lo stesso Presidente Musumeci hanno voluto ribadire che si tratta di una fase storica difficile ed impegnativa che pone alla politica il compito di trovare soluzioni concrete per non far perdere alla Sicilia la speranza di una ripresa economica, sociale e politica.

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