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EMENDAMENTO ANTIFASCISTA. LA RICHIESTA DI RALLO E BICA SMARRITA. “NON CI FERMERANNO”

Rallo e Bica non mollano la presa. Neanche di fronte ad una inefficienza degli uffici di Palazzo D’Alì. La loro richiesta del suolo pubblico – senza dichiarazione antifascista – è stata presentata ma è andata smarrita. Non s’è più trovata tra le carte che girano a Palazzo e di conseguenza l’ex parlamentare e l’ex sindaco sono stati costretti a ripresentare la documentazione. Avevano chiesto il suolo pubblico per una raccolta di firme a difesa dell’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”. Rallo e Bica ritengono che la richiesta della dichiarazione antifascista per ottenere il suolo pubblico, così come ha deciso il consiglio comunale, sia una violazione della Carta Costituzionale Ecco il resoconto dei due rappresentanti della destra trapanese: “La raccolta di firme avrebbe dovuto effettuarsi la scorsa domenica 9 giugno. Ma “non abbiamo ricevuto in tempo utile alcuna risposta, né positiva, né negativa. Il motivo: la richiesta sarebbe andata smarrita. Eppure era stata regolarmente registrata e protocollata il 14 maggio alle 10,42. A questo punto, armatisi di santa pazienza, abbiamo ripresentato la stessa richiesta, modificando solamente la data della raccolta firme, rideterminata nella domenica 23 giugno”. Da qui l’affondo politico: “Se qualcuno pensava che la cosa potesse morire lì, ha sbagliato i suoi calcoli. Siamo intenzionati ad andare fino in fondo, non soltanto ottenendo l’annullamento dell’emendamento antifascista alla delibera sull’arredo urbano; ma anche – e soprattutto – dando un seguito di carattere giudiziario all’episodio, chiedendo conto in sede penale e forse anche in sede civile, del tentativo di impedire l’esercizio di una libertà che è garantita dalla Costituzione”. La strategia in punta di diritto è definita dal professore Augusto Sinagra. Bica e Rallo concludono provando a porsi tra il sindaco Giacomo Tranchida e la sua maggioranza: “L’iniziativa non è rivolta contro il sindaco Tranchida, forse destinatario di uno sgambetto che vuole metterlo in difficoltà nei confronti della sua maggioranza
trasversale destra-sinistra. L’impegno dell’ex parlamentare e dell’ex sindaco è di chiamare in causa i consiglieri che hanno votato l’atto deliberativo: “Chiederemo conto – nelle sedi competenti – anche di altre fattispecie. Si è già detto che l’iniziativa penale avrà carattere clamoroso. Lo confermiamo”

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