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TRAPANI, PASSALACQUA, PATTI E SAFINA DIFENDONO LA MOZIONE “ANTIFASCISTA”

Tre firme “antifasciste” in un documento di replica all’iniziativa di Michele Rallo e Peppe Bica che hanno fatto richiesta del suolo pubblico per una raccolta di firme in difesa dell’articolo 21 della Costituzione. Richiesta senza l’allegata dichiarazione “antifascista”, prevista invece dal regolamento consiliare. Le tre firme “antifasciste – così si definiscono le consigliere Giulia Passalacqua e Marzia Patti ed il consigliere Dario Safina – intendono invece ribadire, con forza, la bontà della mozione “antifascista” che è in gioco nel confronto a distanza con l’ex parlamentare nazionale e con l’ex sindaco di Custonaci. “L’articolo 3 punto 8 del regolamento dell’arredo urbano, così come modificato a marzo dal consiglio comunale su nostra proposta, non prevede – sottolineano Passalacqua, Patti e Safina – di abiurare alle proprie idee, ma prevede semplicemente che chiunque faccia richiesta del suolo pubblico debba sottoscrivere una dichiarazione in cui attesti di non professare e non fare propaganda di ideologie neofasciste e/o naziste, di non inneggiare al fascismo e/o al nazismo, di non perseguire finalità antidemocratiche. Tutto ciò in linea con i principi e le norme della nostra Costituzione e con le nostre leggi. Nessun limite dunque alla libertà, nessuna violazione dell’articolo 21, ma solo il rispetto della Costituzione e delle leggi. I tre consiglieri non si risparmiano l’affondo politico: “E allora ci vien da dire che, se davvero Rallo e Bica ci tengono al rispetto della libertà di espressione, di ogni pensiero, se davvero ci tengono al rispetto dell’ articolo 21, allora dovrebbero piuttosto preoccuparsi delle vicende che nelle ultime settimane hanno colpito il nostro Paese, ci riferiamo al caso di Rosa Maria dall’Aria, docente di Palermo sospesa dopo che alcuni studenti avevano accostato le leggi razziali al Decreto Sicurezza o alla rimozione di tanti striscioni di dissenso nei confronti dei provvedimenti promossi dal Ministro Salvini o ancora al sequestro del telefonino di una persona che si era fatta un video con il Ministro criticandolo. Orbene non credono Rallo e Bica che sia questa la privazione della libertà di espressione?”. Da qui la stoccata storico-ideologica: “Infine vorremmo sottolineare che proprio il sacrificio di tante donne e tanti uomini e che hanno combattuto per la libertà e per la liberazione dalla dittatura fascista ha permesso alle generazioni successive di poter esprimere liberamente ogni pensiero secondo il dettato dell’articolo 21 e dei valori sanciti dalla nostra Costituzione che appartiene all’intero popolo italiano”.

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