BIRGI, I FATTI, LE POLEMICHE E LE ANOMALIE SU KUWAIT AIRWAYS

Prima i fatti, poi le polemiche ed infine le anomalie. I fatti: la compagnia aerea Kuwait Airways vola su tre areoporti italiani. Si tratta di Roma, Milano e Genova. Tutti e tre hanno un volo diretto per lo scalo internazionale kuwaitiano. Per il resto ci si trova di fronte ad un volo intermedio per raggiungere altre destinazioni. Roma è collegata dalla compagnia in questione con altri 15 aeroporti internazionali – chiaramente sono voli da e per – ed in particolare Bangkok (Thailandia), Bengaluru (India), Colombo (Sri Lanka), Delhi (India), Dhaka (Bangladesh), Dubai (Emirati Arabi), Islamabad (Pakistan), Jeddah (Arabia Saudita), Kochi (India), Lahore (Pakistan), Madinah (Arabia Saudita), Manila (Filippine), Mumbai (India),Taif (Arabia Saudita), Thiruvananthapuram (India). Le distinazioni da e per Milano scendono a 9 oltre al volo diretto. Riguardano parte degli stessi aeroporti che sono collegati con la Capitale: Colombo, Delhi, Dhaka, Dubai, Jeddah, Lahore, Manila, Mumbai e Taif. Lo stesso vale per Genova ma le destinazioni salgono a 10: Bangkkok, Colombo, Dhaka, Dubai, Jeddah, Lahore, Madinah, Manila, Mumbai e Taif. Questa è la realtà della Kuwait Airways in Italia in questa fase. Da qui al caso. Birgi sì o Birgi no? La compagnia è interessata allo scalo o no? L’imprenditore castelvetranese, da molti anni residente in Kuwait dove dice di vantare “una cordiale amicizia con la famiglia reale Al Sabah afferma e scrive che non c’è alcun interesse per l’aeroporto trapanese e che addirittura la compagnia aerea è – che passi il termine – caduta dalle nuvole di fronte alla sua richiesta di notizie e di approfondimenti in merito. Il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, ancora oggi, ha invece ribadito di essere in contatto con quello che ha definito “un agente delegato della compagnia”. Rimane in discussione anche un eventuale sopralluogo di emissari della Kuwait Airways. S’arriva così dritto alle anomalie. I contatti con la compagnia vengono tenuti da Tranchida e dal suo collega di Marsala Alberto Di Girolamo, ma nel concreto i due amministratori non possono garantire, nè decidere nulla. Nè hanno un avallo di chi invece ha il potere ed il diritto di decidere. Possono tessere rapporti e relazioni ma il centro decisionale sta altrove e non sembra essere coinvolto direttamente. L’aeroporto di Birgi è della Regione, la società di gestione dello scalo è nelle mani della Regione. Chi intende volare su Birgi deve necessariamente parlare con il Presidente della Regione Nello Musumeci che finora non ha speso una parola su questa ipotesi di lavoro. Ma c’è di più. Lo stesso Musumeci, con tanto di decreto, ha istituito un Comitato tecnico-istituzionale – durata 3 mesi – per trovare una soluzione per Birgi. Ne fanno parte, gli assessori regionali alle Infrastrutture, Economia e Turismo, un rappresentante del Libero Consorzio Comunale, due sindaci della provincia di Trapani, il presidente del Distretto Turistico, il presidente della Camera di Commercio, il presidente ed il direttore generale dell’Airgest e Vito Riggio nella qualità di consulente del presidente della Regione in materia di trasporti aerei. Finora non è certo stato il Comitato il protagonista del confronto con la compagnia aerea kuwaitiana. L’ultima presa di posizione ufficiale della Regione è stata affidata agli assessori Marco Falcone (Infrastrutture) e Mimmo Turano (Attività Produttive): “La nuova strategia aeroportuale siciliana richiede, necessariamente, la razionalizzazione dei costi e il miglioramento dei servizi delle società di gestione degli aeroporti dell’Isola. Per questo, su mandato del presidente Musumeci, qualora non dovesse concretizzarsi l’intesa tra l’Airgest e la Gesap di Palermo per la creazione di una unica società di gestione aeroportuale della Sicilia occidentale, abbiamo chiesto alla Sac di individuare un percorso per valutare la possibilità di una aggregazione tra gli scali di Catania, Comiso e Trapani”. Nell’incontro di oggi alla Camera di Commercio è stata presa in considerazione questa soluzione che viene considerata il Piano B per salvare Birgi ma sta sempre di più diventando il Piano A perché Palermo non ha mai aperto al dialogo con Airgest per il polo aeroportuale della Sicilia occidentale. Un eventuale accordo con Kuwait Airways non può prescindere dalle dinamiche in corso sul nuovo assetto di Birgi ed è dunque sempre più evidente l’anomalia di iniziative che si presentano con la formula dei compartimenti stagno, mentre, vista la situazione, sarebbe necessario il sistema dei vasi comunicanti.

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