RISPETTO PER IL 25 APRILE. LA STORIA NON SI MISTIFICA

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione dal nazifascismo. Punto. Ed è onesto intellettualmente rispettarla per quello che è. Ancora meglio. Si può anche non rispettarla, per credo politico, per ignoranza, per ignavia, fate voi. Ma quello è. L’Italia il 25 aprile del 1945 cominciava ad essere altro rispetto al regime dittatoriale che l’aveva governata negli anni precedenti e che l’aveva portata ad una guerra folle e con una sconfitta assicurata, anche in caso di vittoria perchè la potenza egemonica tedesca e le condizioni psico-labili di Hitler ne avrebbero fatto una provincia di una sorta d’impero del male. Rispetto dunque per quella data. Parola ormai inusuale. Tutto ciò premesso per dire che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini non può dire di andare a Corleone per la festa di liberazione dalla mafia. Perché non è questo che quella data ricorda e celebra. La Storia è una cosa seria e non può essere lasciata alla propaganda, che poi, in questo caso è propaganda dell’ignoranza. Meglio, della mistificazione. Se Salvini non intende festeggiare il 25 aprile per quello che è, ha il dovere morale, prima di tutto, di dirlo apertamente. Dovrebbe poi però ricordarsi di avere giurato su una Costituzione antifascista. Ed infine dovrebbe esserne conseguente, dimettendosi. Con la variabile indipendente di ricandidarsi con un primo e fondamentale punto del programma: modifica della Costituzione italiana per il superamento della sua natura antifascista. Questo Paese, voglia o non voglia Salvini, è un Paese antifascista. Questo non vuol dire che debba scegliere la via delle macchiette politiche come la mozione antifascista per ottenere il suolo pubblico. Siamo una democrazia. Che consente anche di essere fascisti nel proprio credo, l’importante che l’ideologia non venga sostenuta, che non faccia proseliti e che non porti alla ricostituzione del Partito Fascista. Si può essere fascisti nell’animo, nella cultura, nel credo. Non si può essere fascisti nell’azione politica. Chiedere il suolo pubblico non è un atto politico o istituzionale. Roba comunque di poco conto rispetto al tentativo di Salvini di tenersi buona la destra ex fascista con la sostanziale – anche se non formale – negazione della Festa di Liberazione. La Storia si rispetta e si studia. Salvini avrebbe così evitato un corto circuito storico. Va in Sicilia il giorno della Festa di una Liberazione costruita con tanti tasselli, non ultimo quello mafioso. E’ la Storia a dire che lo sbarco americano in Sicilia venne sostenuto ed avvantaggiato da Cosa Nostra. Potrà sicuramente non piacere ma è così. Sono le contraddizioni delle guerre. Un potere criminale che tanti danni ha fatto a questa terra deve però essere inserito nella lista dei “liberatori”. Farà anche male dirlo ma è così. La potenza mistificatrice della posizione di Salvini è drammatica perché colpisce il Paese nei suoi elementi fondanti. Si possono anche mettere in discussione, ma bisogna avere il coraggio di farlo e ci sono soltanto due vie. quella democratica e del voto, con un programma che dice chiaramente di voler andare olre i valori antifascisti dell’Italia, o con la forza, con l’abbattimento del regime democratico. Opzione soltanto scolastica perchè Salvini la divisa può metterla soltanto per fare propaganda. Provo, per concludere, a mettermi nei panni di un giovane che va a scuola e che si tiene informato. Che in classe avrà parlato del 25 aprile e che avrà approfondito le vicende storiche sulla Liberazione dal nazifascismo. Lo stesso giovane studente che avrà ascoltato il suo Ministro dell’Interno dire che oggi lui festeggia la Liberazione dalla mafia. Immagino lo smarrimento, la difficoltà a comprendere la condizione alternatva tra quello che ha studiato e quel che sente da un punto di riferimento delle istituzioni del suo Paese. Perché Salvini forse l’avrà sottovalutato. Ma le sue parole pesano, perchè lui, prima di essere di destra, di essere il leader della Lega, di essere un politico con il vento in poppa è Ministro di questa Repubblica e Ministro di tutti i cittadini italiani. E non può consentirsi di essere fintamente ignorante, grossolanamente mistificatore, e goffamente irrispettoso della Storia, delle sua Storia.

Vito Manca

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