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TRAPANI, LO STRAPPO DI SAFINA PER LE BEGHE DI MAGGIORANZA. “MI DIMETTO DA VICEPRESIDENTE”

Dimissioni pesanti. Un pugno nel ventre molle di una maggioranza che rischia di deragliare e di far sentire le sue contraddizioni su un’amministrazione che invece sta facendo bene e va supportata nel suo progetto di cambiamento in città. Dario Safina non è più il numero due del consiglio comunale. Ha presentato le sue dimissioni dalla carica di vicepresidente. Passo indietro fortemente politico che punta ad aprire il confronto all’interno della coalizione e di una maggioranza consiliare che s’è fatta prendere la mano e che ha lasciato campo ai personalismi ed ai tatticismi. “Ci sono momenti – scrive Safina – in cui è necessario scegliere e questo, a mio avviso, è uno di quelli. All’interno della maggioranza, in questi giorni, si sono consumate delle discussioni che, a mio modesto parere, evidenziano, molto spesso, una mancanza di rispetto reciproca e la voglia di far prevalere la forza sulla dialettica. A fronte di ciò ci vorrebbe la capacità di richiamare tutti al senso di responsabilità, onde evidenziare che i cittadini ci hanno affidato il compito di amministrare questa città, al fine di portarla fuori dalle nebbie”. Safina non entra nel merito delle divisioni ma è chiaro che si riferisce al recente scontro a tre fra Giuseppe Lipari, Anna Garuccio e Peppe La Porta. Con il primo che ha negato la parola alla collega in un confronto sul risanamento delle coste trapanesi, e con La Porta che ha preso le difese della Garuccio scagliandosi contro Lipari. Ma ci sarebbe anche altro. Protagonista ancora la consigliera Garuccio e l’assessore alla Pubblica Istruzione Enzo Abbruscato che ha ricevuto dure critiche in aula. Safina invoca equilibrio anche nella valutazione dei casi in questione: “E’ necessario giudicare con il corretto equilibrio tutti gli accadimenti e valutarli con il medesimo metro di giudizio: non è possibile prevedere, a fronte di errori analoghi, l’ostracismo per alcuni ed un piccolo buffetto per altri. Con ciò non intendo affibbiare responsabilità specifiche a nessuno: tale condotta, purtroppo, mi pare stia contraddistinguendo la maggioranza e non un singolo componente di essa. Come dire, troppo clamore per il caso Lipari e poca attenzione alle altre occasioni di scontro, valutate soltanto come incidenti di percorso. Lipari ha sbagliato – in sintesi – ma anche gli altri non sono stati da meno. Lipari deve chiedere scusa ma anche gli altri devono cospargersi il capo di cenere. Safina salomonico? Tutt’altro. Ha presentato le dimissioni anche “per poter liberamente parteggiare a difesa di ciò che ritengo più giusto, senza – ogni volta – cercare fantasiosi equilibrismi”. Strappo, quello di Safina che non riguarda l’esecutivo: “Il mio rapporto con l’amministrazione Tranchida rimarrà solido, perché – al netto di alcune diversità di posizioni, dettate da legittime diversità culturali – sento che questa città necessità dell’impegno di uomini come il sindaco Tranchida. In questi mesi, del resto l’amministrazione, nonostante le difficoltà dettate dalla circostanza di governare una città per 6 anni abbandonata al suo destino, ha messo in campo una serie di iniziative che manifestano, in maniera plastica, la volontà del sindaco e della giunta di risolvere definitivamente alcuni atavici problemi e di proiettare nel futuro la nostra comunità. E sono certo che l’impegno dell’amministrazione condurrà non solo ad avere una nuova e più vivibile città ma anche una nuova e più credibile politica. Rispetto a questi obiettivi il mio impegno, nei limiti delle mie capacità, non verrà mai meno”.

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