TRAPANI, NASCE IL COMITATO PER NO AL COMUNE DI MISILISCEMI. MICELI: “SI APRIREBBE UNA CRISI DRAMMATICA”

21 Aprile 2018

Battagliero: “Se passa apre una crisi politica drammatica per questa città”. Ma anche deluso: “Nessuno prende posizione, nessuno parla di questo tema. Vivo a Roma da 10 anni e devo essere io a venire qui, nella mia città, a difendere un territorio”. E pure critico: “Hanno ragione a lamentarsi perchè sono stati abbandonati. Ma è pure vero che hanno avuto assessori, deputati ed un presidente del consiglio ed hanno scelto di votarli, confermandoli. Chi è causa del proprio male pianga se stesso”. L’avvocato Maurizio Miceli è uno dei promotori del Comitato per il No al referendum per il Comune di Misiliscemi. “Vedo – ha aggiunto – l’imbarazzo al potere. Nessuno che si esprime ma il prossimo 27 maggio si voterà e con il sistema del doppio quorum è molto probabile che la consultazione referendaria raggiungerà il suo obiettivo. Sarebbe davvero un problema. Soprattutto dal punto di vista fiscale oltre che politico. La città di Trapani, ridotta ad un Comune di 40-50 mila abitanti, perché il trend è negativo e verrebbe a mancare questa parte del territorio, sarebbe sempre più debole e fagocitata da Palermo. Penso a quel che accadrebbe al porto, all’aeroporto. Il nuovo Comune nascerebbe carico di contraddizioni e sicuramente con una pressione fiscale superiore a quella attuale. Noi non siamo contro qualcuno. Al contrario, siamo vicini ai cittadini delle frazioni che dovrebbero formare il nuovo Comune. Tenteremo di convincerli che è un errore storico votare a favore del referendum”. Il sistema del doppio quorum prevede il voto nell’area interessate e nel resto della città. Ma il superamento in una delle due aree darà via libera alla decisione che prenderanno i cittadini. Di conseguenza, nell’area Misiliscemi basteranno circa 3.500 sì su un totale di 9 mila abitanti per far nascere il Comune. Mentre nel resto della città sarà necessario superare quota 26.000 per neutralizzare il prevedibile sì delle frazioni. “Tutte le stime – ha sottolineato Miceli – sono contro il nuovo Comune perché sarebbe senza risorse. Pagherebbero più tasse e dovrebbero affrontare problemi serissimi. Il cimitero, per esempio. Dove verrebbero seppelliti i loro morti? La gestione dell’aeroporto, davvero pensano allo scalo Misiliscemi-Birgi? Dovrebbero far fronte alla riduzione ormai costante, negli anni, dei trasferimenti statali e regionali. La divisione porterebbe Trapani a non poter ottenere fondi che al momento riesce ad avere senza che ne venga beneficiato il nuovo Comune. Mentre nel resto d’Italia si va verso l’accorpamento dei Comuni, qui si decide di dividere”. Miceli censura alzando i toni una delle motivazioni più importanti che i promotori del referendum e del nuovo Comune hanno posto negli atti che hanno poi portato all’indizione del referendum: “Come si fa a dire che c’è un’alterità culturale. Cos’è sono un’altra razza? Neanche Hitler si sarebbe spinto a fino a questo. Si parla di differenze etniche che non esistono”. L’avvocato invita i candidati al consiglio comunale ed i candidati sindaci ad uscire allo scoperto. Ed ha poi fatto cenno ad una interlocuzione con il candidato sindaco Tranchida: “Mi ha detto che la sua parentela si è estendeva da Erice a Valderice fino a Buseto Palizzolo e che lui è per l’autodeterminazione dei popoli. Stiamo dicendo sul serio? Sull’autodeterminazione dei popoli mi sono formato politicamente. Si tratta di un tema importante che non può essere vanificato in questo modo. Quindi Tranchida mi sta dicendo che non ci sono differenze tra i curdi ed i cittadini di Guarrato? Non è accettabile”. La polemica a distanza con l’ex sindaco di Erice ha portato Miceli a definirlo “l’uomo per tutte le stagioni, il sindaco per tutti i Comuni. Magari anche di quello di Misiliscemi”. Ed ancora: “si tratta di mister pista ciclabile”. C’è un altro dato che alla presentazione ufficiale del Comitato per il No, che si è svolta, stamattina, al Principe di Napoli, è emerso con grande evidenza. Le spese, l’organizzazione e la gestione del referendum è tutta a carico del Comune. Il costo sarebbe di circa 250 mila euro che dovranno uscire dalle casse di Palazzo D’Alì. A questo proposito il Comitato proverà a sensibililizzare l’Ars che sta discutendo la Finanziaria per prevedere nella manovra un contributo straordinario per la consultazione referendaria. Non è invece possibile un accorpamento della data del referendum con quella del voto per le Comunali. Per poterlo fare sarebbe necessario un intervento legislativo che si pone ormai fuori tempo massimo e fuori dalle necessarie condizioni politiche e giuridiche per essere definito ed approvato.

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