TAVOLO TECNICO PER IL FUTURO DEI LAVORATORI EX GRUPPO 6 GDO

31 Gennaio 2017

Lo Stato ha fatto la sua parte ma è chiamato a farla fino in fondo perchè in gioco ci sono 44 posti di lavoro. Nel 2013 i beni di Giuseppe Grigoli, condannato con sentenza definitiva per mafia, vengono confiscati. Tra questi anche il Gruppo 6 Gdo che gestiva supermercati ed il centro distribuzione con il marchio Despar. Non a caso Grigoli è stato indicato come il “re” dei supermercati e soprattutto come uno dei collaboratori più vicini e fidati del superlatitante Matteo Messina Denaro. L’azione repressiva dello Stato è dunque andata a buon fine su tutti i fronti, ma le vicende giudiziarie hanno avuto ed hanno anche un risvolto economico. L’ex Gruppo 6 Gdo non ha più avuto certezze sulle sue prospettive di sviluppo. Il sit in di stamattina dei lavoratori che hanno protestato davanti alla Prefettura ha registrato un passo avanti nella vertenza che è nelle mani del sindacato. Cgil, Cisl e Uil hanno infatti ottenuto l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per trovare una soluzione operativa ed evitare che 44 lavoratori perdano ogni speranza di avere una occupazione. L’incontro in Prefettura apre dunque un nuovo spiraglio, anche con la partecipazione del prefetto Postiglione, direttore nazionale dell’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il sindacato – Anselmo Gandolfo per la Filcams Cgil, Mimma Calabrò per Fisascat Cisl e Mario D’Angelo per la Uiltucs – ha posto due livelli di confronto. Con la presenza ed il coinvolgimento di Postiglione ha voluto rimarcare la necessità di un intervento di vertice dell’Agenzia, ma ha anche chiesto che la vertenza rimanga sul territorio indicando la Prefettura di Trapani come cabina di regia per arrivare ad una soluzione. Gandolfo, Calabrò e D’Angelo non hanno nascosto la loro preoccupazione ma anche ribadito che ci sono le condizioni per dare una risposta ai lavoratori dell’ex Gruppo 6 Gdo: “I lavoratori sono profondamente sconfortati e stremati dall’attesa e dall’assenza di prospettiva e chiedono allo Stato risposte certe circa il futuro del Centro distribuzione dell’ex Gruppo 6 Gdo.  Inoltre, gli ammortizzatori sociali stanno scadendo e ai lavoratori sta venendo meno l’unica fonte di reddito”. “Aver restituito allo Stato un bene creato e gestito dalla mafia – dicono i segretari Gandolfo, Calabrò e  D’Angelo – ha ridato dignità al territorio ma i tempi burocratici nel garantire il mantenimento di tutti i livelli occupazionali rischia di vanificare l’importante risultato ottenuto per l’affermazione della legalità. E’ indispensabile che l’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata trovi rapidamente una soluzione per concretizzare l’impegno assunto nel trovare occupazione ai 44 dipendenti. Ai lavoratori va garantita la dignità attraverso il lavoro”. L’onorevole Giovanni Lo Sciuto ha chiesto al presidente della Commissione Lavoro dell’Ars Marcello Greco di convocare il tavolo tecnico. Per il parlamentare del Nuovo Centrodestra dovrebbero farne parte “Il prefetto Maria Rosaria Laganà dell’Agenzia Nazionale dei beni confiscati alle Mafie, il presidente della Regione Rosario Crocetta, l’assessore regionale al Lavoro Gianluca Miccichè, il sindaco del Comune di Castelvetrano Felice Errante, il comitato dei lavoratori Gruppo 6 Gdo, ed responsabili dei sindacati di appartenenza di Cgil, Cisl e Uil, al fine di individuare un percorso definitivo per assicurare e garantire un nuovo posto di lavoro per i 44 ex dipendenti del gruppo”. Lo Sciuto punta ad accelerare i tempi: “Abbiamo deciso di portare all’attenzione generale il grave disagio sociale che stanno vivendo le famiglie dei 44 lavoratori che oltre a non avere alcuna certezza sul loro reinserimento lavorativo, tra poche settimane esauriranno anche i benefici degli ammortizzatori sociali con le conseguenze che sono facilmente immaginabili”. Al sit in di stamattina ha partecipato anche il sindaco di Castelvetrano Felice Errante. L’azienda in questione ha operato nella sua città ed il Comune è sempre stato parte attiva per trovare una soluzione per i lavoratori che sono rimasti senza alcuna garanzia occupazionale.

 

 

 

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