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DENISE PIPITONE. LA MADRE PIERA MAGGIO: “CONDANNATA ALL’ERGASTOLO DEL DOLORE”

Il prossimo 26 ottobre farà, avrebbe fatto, 16 anni. Denise Pipitone manca da casa da 12 lunghi anni. E’ stata rapita il primo settembre del 2004 e da quel momento non si è più saputo nulla di lei. Le vicende giudiziarie, complesse, articolate e lo stesso processo non sono riusciti a mettere un punto fermo, a dire cosa è accaduto realmente alla piccola di Mazara del Vallo. La madre, Piera Maggio, non ha mai smesso di cercarla e continua a farlo anche ora. Denise stava per compiere 4 anni quando è stata portata via. L’amministrazione comunale di Mazara del Vallo ha voluto esprimere, ancora una volta, la sua solidarietà. “Mazara – ha dichiarato l’assessore alla Pubblica Istruzione Adele Spagnolo – non dimentica Denise. Sono trascorsi 12 anni dal rapimento della piccola. Rinnoviamo i sentimenti di solidarietà e vicinanza a mamma Piera e papà Piero. Nonostante il tempo trascorso e nessuna notizia utile al ritrovamento di Denise non perdiamo la speranza che un giorno Denise possa essere riabbracciata dai genitori e da tutti noi”.

Il processo

La vicenda giudiziaria per il rapimento di Denise Pipitone è arrivata in Cassazione. La Procura generale presso la Corte d’Appello di Palermo e le parti civili hanno presentato ricorso alla Suprema Corte contro la sentenza di secondo grado. Sentenza che ha assolto Jessica Pulizzi, imputata con l’accusa di concorso in sequestro di minorenne. Il ricorso in Cassazione nasce dalla lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione di Jessica Pulizzi, sorella, per parte di padre, di Denise. Jessica Pulizzi è stata assolta sia in primo – Tribunale di Marsala – che in secondo grado.

La lettera di Piera Maggio

A dodici anni dalla scomparsa della figlia Piera Maggio ha voluto “gridare”, come ha fatto tante altre volte, la sua indignazione. “Sono trascorsi 12 anni – ha scritto – senza mia figlia, senza verità e giustizia. I colpevoli? Sono liberi di vivere la loro vita indisturbati. In galera ci vanno solo i ladri di polli, invece i ladri di bambini, le non-persone senza coscienza, girano ancora per le vie della città, apparentemente indisturbati”. Ed ancora: “Il mio dolore è uguale al primo giorno, per me, nulla è cambiato nonostante gli anni. Chissà ancora per quanto tempo andrà avanti, l’ergastolo del dolore”. Piera Maggio ha concluso la sua lettera con una richiesta perentoria, che conferma la sua volontà di non arrendersi: “Rivoglio mia figlia”.




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