INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA. A TRAPANI VA IN PENSIONE L’ULTIMO MEDICO NON OBIETTORE

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16 Giugno 2016

Un diritto che è sostanzialmente negato. Quello dell’interruzione volontaria della gravidanza. Accade all’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani. Ed è così dallo scorso 11 maggio da quando l’ultimo medico non obiettore di coscienza si sta avviando alla pensione”. Lo denuncia il coordinamento donne di Cgil ed Uil. E’ stato chiesto un incontro urgente con il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale Fabrizio De Nicola “per aprire un confronto sull’interruzione volontaria della gravidanza, sul potenziamento dei consultori e su come si sta garantendo alle donne l’ecografia morfologica”. Ed ancora: “Dall’11 maggio a Trapani le donne non possono più ricorrere ad aborti chirurgici ed aborti dopo i 90 giorni”. Per Antonella Granello (Cgil) ed Antonella Parisi (Uil): “L’Azienda Sanitaria provinciale è tenuta a garantire alle donne, che ne fanno richiesta, il diritto all’interruzione volontaria della  gravidanza, stabilito dalla legge 194 del 22 maggio del 1978. Ciò che sta venendo meno a Trapani e provincia  è il principio di autodeterminazione delle donne a cui deve essere garantito il diritto all’interruzione della gravidanza libero e gratuito affinché possano scegliere liberamente di diventare madri e senza discriminazioni, a seconda delle condizioni personali di ognuna. Il rischio è, adesso, quello che aumentino gli aborti clandestini”. Il rischio è concreto e che “nelle strutture pubbliche a causa della carenza di medici non obiettori di coscienza non venga garantita l’applicazione della legge costringendole donne ad andare fuori provincia e mettendo a serio rischio la salute e la vita di coloro che potrebbero ricorrere a pericolose pratiche clandestine effettuate da operatori senza scrupoli che la legge ha, invece, negli anni scoraggiato”. I dati dicono che a Trapani si registrano annualmente circa 600 richieste d’interruzione volontaria della gravidanza. “Con la riduzione dei medici non obiettori – concludono Granello e Parisi – gli aborti alla luce del sole diminuiranno perché le donne saranno costrette, tornando indietro di 40 anni, a ricorrere all’aborto clandestino. Altre, invece, saranno costrette a recarsi in altre provincie aggravando ulteriormente la loro condizione di disagio.  Ci batteremo affinché anche  in provincia di Trapani si garantiscano il servizio di interruzione volontaria della gravidanza, un’adeguata assistenza sanitaria e si potenzino i consultori, così come prevede la legge”.

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