I CARABINIERI “INCASTRANO” I FRATELLI SIGNORELLO

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14 Giugno 2016

Accuse pesantissime per due fratelli mazaresi incensurati. Vito e Giuseppe Signorello, 46 e 39 anni, sono stati arrestati dai carabinieri per omicidio e soppressione di cadavere in concorso. I due si trovano al carcere di San Giuliano, assieme a Ionut Stoica (26 anni) e Gheorghe Florian (27 anni), quest’ultimi cognati, anche loro incensurati. Lo scorso 16 maggio erano stati tutti e quattro tratti in flagranza di reato perché considerati responsabili, in concorso, di coltivazione e detenzione ai fini di spazzio di sostanze stupefacenti. I due Signorello anche di detenzione illegale di arma da fuoco.

I fatti

Nella mattinata dello scorso 16 maggio si presentavano 4 cittadini romeni presso la compagnia dei carabinieri di Via Mazara. Riferivano che, nella nottata, mentre stavano tentato di rubare nelle campagne tra le contrade Samperi di Marsala e Fiocca di Mazara del Vallo in alcuni terreni che si trovano a poca distanza dall’ex distilleria “Concasio” erano stati costretti alla fuga perché allontanati a colpi di arma da fuoco. Due di loro erano rimasti feriti. Iliuta Dura (22 anni), colpito alla gamba destra, Cristian Maftei (38 anni) con ferite ancora più gravi che non gli consentivano la fuga. Dura finiva in ospedale, gli altri si recavano dai carabinieri per denunciare ciò che era accaduto. I carabinieri di Petrosino e di Mazara si dirigevano sul posto indicato dai romeni e trovavano 40 serre. Di queste, 39 coltivate a marijuana. Destava l’attenzione dei carabinieri anche una abitazione rurale. Al suo interno c’era un’anziana signora, proprietaria dell’immobile. La donna dichiarava che l’azienda, dopo la morte del marito, era passata nella gestione dei figli, Vito e Giuseppe Signorello. I due arrivavano da Mazara dopo qualche minuto. Nel frattempo altri carabinieri individuavano un’altra abitazione riconducible ai Signorello che si trovava a pochi passi dalle serre coltivate a marijuana. Lì c’erano Stoica e Florian che lavoravano come braccianti agricoli per nome e per conto dei Signorello. Scattavano le perquisizioni dell’intera area ed i carabinieri trovavano marijuana 33 chili di marijuana già essiccata ed anche una pistola carica, senza marca, calibro 38, con 4 bossoli già esplosi e 3 proiettili integri ed altri 6 proiettili dello stesso calibro. Era invece all’interno dell’abitazione, nascosto in una cassaforte, un fucile calibro 12, semiautomatico, marca Beretta. I carabinieri procedevano al sequestro di tutto quello che avevano rinvenuto. Nella zona dove sarebbe avvenuta la sparatoria c’erano, a terra, un coltello da cucina ed un paio di forbici che i ladri avevano usato per tagliare i teloni di nylon delle serre. I carabinieri trovavano anche una confezione di cartine di sigarette che hanno in seguito accertato essere di Stoica. Sul posto pure un mozzicone di sigaretta ed un cellulare smartphone sempre dello stesso romeno. I 4 – i due Signorello, Stoica e Florian – venivano portati in caserma, con loro anche i 4 romeni che avevano tentato il furto. Uno dei due Signorello ammetteva sia la coltivazione della marijuana che la detenzione illecita della pistola ma non faceva riferimento alla sparatoria. I quattro romeni aiutavano i carabinieri a ricostruire ciò che era realmente accaduto. I due Signorello, Florian e Stoica finivano in carcere e l’attività dei carabinieri si concentrava nella ricerca di Maftei che mancava ancora all’appello. Interveniva anche il RIS di Messina. Gli interrogatori in carcere facevano il resto e Stoica cominciava a parlare.

Il rinvenimento del cadavere

Lo scorso 22 maggio, su indicazione di alcuni contadini, veniva trovato in un appezzamento di terreno in contrada Biancolidda di Mazara del Vallo, vicino all’azienda dei fratelli Signorello, il corpo di uomo quasi totalmente carbonizzato. Alcune parti degli indumenti venivano riconosciute dai familiari di Maftei. Il RIS entrava in azione ed accertava che quel corpo carbonizzato era di Cristian Maftei.

Le dichiarazioni dei Signorello

I fratelli Signorello, in carcere, ricostruivano i fatti. Ecco cosa si evidenzia nella nota stampa dei carabinieri: “La notte tra il 15 e il 16 maggio, Sgnorello Giuseppe si recava nell’azienda agricola ove, in concorso con il fratello Signorello Vito e la partecipazione dei due braccianti romeni Stoica Ionut e Florian Gheorge, coltivava una vasta piantagione di cannabis, per controllarla e prevenire i tentativi di furto già subiti nelle serate precedenti. A tal fine, lo stesso si  armava del fucile già appartenuto al padre e di una pistola calibro 38 illegalmente detenuta, con il chiaro intento di utilizzare dette armi per proteggere l’illecita coltivazione. Al suo fianco quella notte, vegliavano i due braccianti romeni, i quali, dopo essersi assopiti, venivano repentinamente risvegliati dal rumore di colpi di fucile esplosi proprio dal Signorello Giuseppe all’indirizzo di ignoti che si erano avvicinati alle serre per trafugarne parte del contenuto. Quest’ultimo, inoltre, con la canna rivolta verso la piantagione, aveva impugnato anche una pistola esplodendo altri quattro colpi in direzione delle voci. Direttosi, insieme ai due braccianti, verso il punto ove aveva percepito la presenza degli ignoti ladri, constatava la presenza del corpo di Maftei Cristian, deceduto a causa dei colpi da egli stesso esplosi. Preso dal panico, contattava telefonicamente il fratello, il quale giungeva sul posto pochi  momenti dopo. Insieme ordinavano ai due braccianti rumeni di trasportare il corpo in un campo adiacente e di bruciarlo per cancellare ogni traccia”.

Nessun collegamento con l’omicidio del maresciallo Mirarchi

Il Procuratore facente funzioni della Procura della Repubblica di Marsala Anna Sessa ha escluso che vi sia un collegamento tra gli arresti dei Signorello e dei romeni con l’omicidio del maresciallo Silvio Trimarchi, ferito a morte in contrada Ventrischi lo scorso 31 maggio durante un’azione antidroga.