TRAPANI, ECCO LO ZOCCOLO DURO CHE SOSTIENE DAMIANO

31 Dicembre 2015

Il bilancio di previsione 2015 è stato il primo atto politico che ha messo alla prova la coalizione anti-mozione che bocciò la sfiducia contro il sindaco di Trapani Vito Damiano. Le due votazioni, fondamentali, per l’attività di governo del Comune hanno avuto una votazione per appello nominale. Nel caso della “sfiducia” lo prevede la legge, per quanto riguarda il bilancio è stata invece una scelta politica. Lo strumento finanziario è stato approvato 13 voti a favore e 7 contrari. In particolare, hanno detto sì al bilancio 2015 i consiglieri Guarnotta, Mangano, Colbertaldo, Giarratano, Briale, D’Angelo, Peppe Bianco, Barbera, Cafarelli, Andrea Vassallo, Sveglia, La Porta, Cavarretta. Hanno invece votato contro Abbruscato, Ravazza, Nino Bianco, Ruggirello, Lamia, Guaiana, Ferrante. La mozione di sfiducia – che per legge doveva ottenere almeno 20 voti per essere approvata – ebbe 15 voti a favore ed 11 contrari. Quest’ultimi furono indicati come i voti della coalizione anti-mozione e pro Damiano. Gli 11 no alla mozione arrivarono da Peppe Bianco, Cafarelli, Mangano, Passalacqua, Sveglia, Colbertaldo, Guarnotta, La Porta, Briale, Cavarretta, e Giarratano. I 15 voti a favore della mozione di sfiducia furono invece quelli di Giovanni Vassallo, Guaiana, Salone, Abbruscato, Ferrante, Fazio, Andrea Vassallo, Mannina, Carpitella, Grignano, Pumo, Nino Bianco, La Pica, Ruggirello e Ravazza. Mettendo a confronto le due votazione emergono alcuni dati politici inconfutabili. Damiano continua a non avere una maggioranza consiliare. I suoi sostenitori non superano la soglia del 15esimo consigliere su 30. La coalizione che lo sostiene ha uno zoccolo duro rappresentato dal presidente Bianco, dai consiglieri che fanno riferimento al deputato regionale del Pd Paolo Ruggirello – Mangano, Guarnotta, La Porta, Sveglia e Colbertaldo – dai due assessori-consiglieri Franco Briale (indipendente) e Michele Cavarretta (vicino a Ruggirello) e dai consiglieri Pietro Cafarelli (Psi) e Giarratano. Si tratta di consiglieri che hanno votato sia contro la “sfiducia” che a favore del bilancio 2015. A questi si aggiungono i due Ninni, Barbera e Passalacqua che rivendicano la loro autonomia ma che non possono certo essere inseriti nell’elenco degli oppositori dell’amministrazione Damiano. E’ ormai sempre più evidente la contraddizione interna al Pd. Il gruppo consiliare dei democratici – Abbruscato, Marino e Grignano – sta tentando di tenere la barra dritta che punta verso l’opposizione, dopo lo strappo di Passalacqua sulla mozione e l’adesione di Marino, firmatario della sfiducia ma poi assente al momento del voto. Ma c’è una sorta di Pd parallelo che non può essere considerato tale perché i consiglieri di Ruggirello non hanno la tessera del partito, ma rientrano tra le due “truppe”, biglietto da visita non indifferente quando il Pd nazionale ha deciso d’imbarcare gli ex “Articolo 4”. Anche il Psi ha perso la rotta. Il no alla sfiducia di Cafarelli è stato seguito da un voto diversificato sul bilancio. Andrea Vassallo e lo stesso Cafarelli hanno votato a favore, Ferrante invece contro. C’è da aggiungere che la sessione di bilancio si è conclusa con l’approvazione di una serie di debiti fuori bilancio che hanno impegnato l’aula per due giorni. Anche questi atti deliberativi sono stati approvati con il voto determinante dello zoccolo duro della coalizione anti-mozione e con qualche altro voto a geometria variabile. Numeri sempre insufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta in aula ma utili, in seduta di prosecuzione a votare e far passare gli atti deliberativi. Se i tempi di stesura e di approvazione del bilancio 2016 saranno gli stessi dello strumento finanziario 2015 quello appena approvato potrebbe essere l’ultimo bilancio votato da questo consiglio. Difficile infatti immaginare un consiglio in grado di approvare i conti del Comune a qualche mese dalle elezioni di primavera del 2017.

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