TRAPANI, IL PD E’ PIEGATO SU SE STESSO. L’ESITO DEL COORDINAMENTO SULLA SFIDUCIA A DAMIANO

10 Ottobre 2015

Il Pd di Trapani pensa più al tentativo di rimanere unito al suo interno – anche se non scioglie le contraddizioni che lo pervadono – che alla mozione di sfiducia contro il sindaco Vito Damiano. Il documento, diffuso alla stampa, dopo alla riunione del coordinamento cittadino, dice poco sulle scelte future e nulla sulla mozione di sfiducia che sarà discussa il prossimo 22 ottobre, presentata da 13 consiglieri. Anzi, al contrario, lascia intendere che lavorerà ad una mozione alternativa: “Il Pd, con l’ausilio dei propri alleati e delle forze politiche che vorranno costruire un futuro diverso per Trapani si impegna, e s’impegnerà, affinché si possa realmente sfiduciare questo sindaco, investendo nel contempo nella costruzione di una alternativa di governo all’altezza del ruolo che questo partito ricopre a tutti i livelli della politica”.  Non è certo la linea espressa qualche giorno fa dal capogruppo consiliare Enzo Abbruscato: “Io voterò la mozione”. E neanche quella del segretario cittadino del Pd Francesco Brillante: “Io voterei la mozione Fazio”. E’ piuttosto la soluzione proposta dalla “strana alleanza” tra la minoranza ex Ds – ora quasi tutta trasferita nella componente dei “Giovani Turchi” – e l’onorevole Paolo Ruggirello. Questo gruppo ha proposto di presentare una mozione alternativa che parta dalle forze di centrosinistra – in aula consiliare c’è solo il Psi di centrosinistra – per coinvolgere tutti quelli che ci stanno a mandare a casa Damiano. In sintesi, viene bocciata la mozione dei 13 ma nello stesso tempo agli stessi 13 consiglieri, o meglio, in particolare, al gruppo dell’ex sindaco Mimmo Fazio gli si chiede di riscriverne una nuova. Fazio e gli altri dovrebbero dunque perdere la leadership della sfiducia per “confondersi” nel progetto di centrosinistra – che chiaramente escluderebbe Forza Italia ed i dissidenti di Forza Italia, in tutto 6 consiglieri che non potrebbero avallare una proposta del genere – e sottoscrivere già ora un patto elettorale per le prossime elezioni. La sostanza politica delle attuali dinamiche pro o contro la sfiducia è questa. Nel documento del coordinamento il Pd rivendica il lavoro svolto in questi anni: “Il Pd è all’opposizione del sindaco Vito Damiano, e dall’amministrazione rappresentata dallo stesso dall’inizio del suo mandato ad oggi”. Ed ancora: “Le condizioni e le motivazione che hanno portato il partito, ed in particolare questo coordinamento, alla decisione di redigere e presentare una mozione di sfiducia in data 14 maggio 2014, ad oggi permangono, e non si ritengono in discussione”. Il documento non dice che la mozione di sfiducia si è fermata a 2 firme democratiche, non è mai stata firmata dal consigliere Ninni Passalacqua, e che il successivo “soccorso” del Psi è stato più formale che sostanziale. Il Psi non ha mai spinto per la mozione e si è finora tatticamente “nascosto” dietro il Pd perché ne ha registrato e verificato le profonde divisioni interne e le evidenti contraddizioni sulla sfiducia. Il docmento non dice anche che il preambolo della mozione Pd-Psi era più rivolto all’ex sindaco Fazio che a Damiano e che l’ex sindaco era pronto a firmare la mozione se fosse stata eliminata questa premessa che per lui e per il suo gruppo era irricevibile. Il coordinamento, nella sua nota, riprende i passaggi più duri della sintesi politica del 2014 che aprirono le porte alla linea dura contro Damiano. Ma si ferma lì. Con ogni probabilità lunedì la vertenza Trapani sarà affrontata dal partito a livello regionale, dove gli ex Ds e Ruggirello avranno maggiore forza per sostenere la loro linea. La riunione del coordinamento di ieri sera dice comunque almeno due cose. La prima, la mozione dei 13 è già fallita. Non raggiungerà quota 20 voti per essere approvata. La seconda: la mozione alternativa – se e quando verrà formulata – finirà comunque per allungare i tempi e per dare altri mesi a disposizione del sindaco Damiano. Ed è qui che scatterà l’operazione alternativa, che è quella di prendere tempo per consentire al sindaco di ridefinire gli equilibri politico-amministrativi con un rimpasto di giunta. Damiano, con molta probabilità, non avrà una maggioranza consiliare – servono almeno 16 consiglieri – ma uno zoccolo duro, motivato e ricompensato dalle nomine assessoriali. Sarebbero 4 gli assessorati che potrebbero finire alla politica mentre il sindaco terrebbe per sè le postazioni del vicesindaco Giuseppe Licata e dell’assessore Antonino Giglio. Una nuova giunta con dentro politici, ma soprattutto con dentro un pezzo di Pd, quello rappresentato dall’onorevole Ruggirello che, mentre il suo partito s’interrogava sulla mozione, ha incontrato il sindaco ed ha riunito il gruppo consiliare di “Articolo 4” per verificare le condizioni politiche per un accordo con Damiano. La nota del Pd che dà notizia del coordinamento ha sottolineato che il documento è stato approvato con la sola astensione del consigliere Passalacqua.

 

 

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