TRAPANI, LE FIRME SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA SCENDONO A 12?

25 Settembre 2015

Lunedì prossimo la mozione di sfiducia seguirà il suo iter tecnico- burocratico. Dovrebbe essere il primo giorno per far partire la conta per la sua discussione in consiglio, non prima di 10 giorni, non oltre 30 giorni dalla sua presentazione. Quelle che stanno per scattare saranno 48 ore decisive. Un week end all’insegna della politica. Chi punta alla sfiducia dovrà tenere unito il gruppo dei firmatari e pensare già ad aggregare consensi per il voto. Per mandare a casa il sindaco Vito Damiano saranno infatti necessari almeno 20 voti sui 30 del consiglio. Le firme, dopo il dibattito consiliare di giovedì, sono 13. Ma a Palazzo gira voce che potrebbero scendere a 12. Ci sarebbe, infatti, in atto il ripensamento del consigliere indipendente Peppe Marino. Per avviare le procedure della mozione sono sufficienti 12 firme. Marino sarebbe pronto ad un passo indietro, così come sarebbero pronti ad “impallinarlo” in aula gli altri firmatari della mozione. Il consiglio tornerà a riunirsi lunedì. L’esito della sfiducia è nelle mani soprattutto di due gruppi consiliari. Il primo è quello del Psi (3 consiglieri) e l’altro è di “Articolo 4” (5 consiglieri). L’iniziativa politica è invece nelle mani del Pd. Il capogruppo Enzo Abbruscato è stato quanto mai chiaro: “Io voto la sfiducia”. Lo stesso farà Nino Grignano. I democratici devono superare il dissenso di Ninni Passalacqua che ha finora detto no alla mozione, ma di fronte ad un ulteriore pronunciamento della dirigenza del Pd potrebbe scattare la regole della disciplina di partito. “Articolo 4” è il gruppo che fa riferimento all’onorevole Paolo Ruggirello, che ha in tasca la tessera del Pd. Se i democratici spingeranno con forza per la sfiducia, il parlamentare ed i suoi consiglieri si troveranno di fronte ad un bivio: intesa con la dirigenza del Pd oppure strappo. Il capogruppo di “Articolo 4” Nicola Sveglia ha posto come priorità “l’approvazione del bilancio”. Ma ha anche concordato con l’indipendente Franco Briale che la palla passa ora al sindaco Vito Damiano. Se il primo cittadino prenderà una posizione convingente e di svolta, il gruppo di Ruggirello potrebbe essere disponibile al dialogo, altrimenti non ci sarebbero più margini di recupero e di discussione. Anche il Psi potrebbe ritrovarsi di fronte ad un bivio se il Pd dovesse accelerare e porre con maggiore forza e determinazione la soluzione della sfiducia. I due segretari cittadini Francesco Brillante (Pd) e Pietro Bevilacqua (Psi) hanno chiuso ogni spiraglio nei confronti di una giunta di salute pubblica, o di responsabilità pubblica, come l’ha chiamata il sindaco Damiano ma è pur vero che il gruppo socialista in aula non ha certo assunto i toni dello scontro con l’amministrazione Damiano. Il capogruppo del Psi Andrea Vassallo ha posto, come Sveglia, il bilancio come priorità. Ciò che però finora non è stato detto con chiarezza è che gli uffici continuano ad avere non pochi problemi per far quadrare i conti del bilancio. Lo strumento finanziario doveva essere approvato entro il 30 settembre ma finora non è stato neanche trasmesso al consiglio e l’aula deve ancora discutere gli atti propedeutici, in particolare le “tasse”, TASI, TARI ed IMU. Il termine del 30 settembre non potrà dunque essere rispettato e potrebbe esserci l’intervento della Regione con il commissariamento. Il paradosso attuale della sfiducia è che è stata proposta da chi ha candidato e sostenuto Damiano, salvo qualche eccezione, ma a “salvare”Damiano potrebbero essere i consiglieri che non l’hanno sostenuto in campagna elettorale e che sono stati all’opposizione. Gli 8 voti a disposizione di “Articolo 4” e Psi, al momento, risultano determinanti per approvare la mozione di sfiducia. Ma ci sono anche altri 4 consiglieri che possono far pesare il loro voto e compensare qualche passo indietro. Si tratta di Felice D’Angelo (Noi con Salvini), Giorgio Colbertaldo, che da tempo ha aperto il dialogo con l’onorevole Ruggirello, Nic Giarratano, vicino all’ex deputato regionale Livio Marrocco, che ha però messo una “pietra tombale” sull’amministrazione Damiano, e di Ninni Barbera che nelle ultime settimane ha aperto un vero proprio contenzioso politico contro il sindaco Damiano per la nave romana ritrovata nel mare di Marausa nel 1999 ma ormai avviata verso la musealizzazione in quel di Marsala. Un’ulteriore variabile indipendente è rappresentata dallo stesso primo cittadino. Damiano potrebbe anticipare i tempi e presentare le dimissioni lasciando al consiglio la patata bollente del bilancio di previsione 2015, con il carico di “tasse” che s’intravede. Ne sanno qualcosa i consiglieri comunali di Alcamo alle prese con lo strumento finanziario. Damiano ha anche la carta della “riscossa”. Non deve affannarsi a costruire una nuova maggioranza. Sarebbero necessari almeno 16 consiglieri. Gli basta trovare l’accordo con 11 di loro, quota minima per fare saltare la mozione di sfiducia. L’indipendente Franco Briale è stato finora tra i più chiari. E’ pronto a sostenere un nuovo progetto amministrativo ed ha chiesto a Damiano di riaprire le porte alla politica. Se serve, ha anche dato la sua disponibilità ad assumere funzioni di governo della città entrando in giunta. Pronto ad andare avanti c’è inoltre il presidente del consiglio Peppe Bianco che però deve tenere un profilo bipartisan che spesso viene messo in discussione dai consiglieri che si sono schierati contro Damiano. Bianco viene accusato di essere di parte ed a sostegno dell’amministrazione. Il presidente ha sempre replicato duramente considerando la sua azione “al di sopra delle parti”.

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