TRAPANI, RELAZIONE DAMIANO: PD DIVISO, MA ANCHE GLI ALTRI GRUPPI NON STANNO MEGLIO

7 Settembre 2015

Finisce 5 a 5 il confronto consiliare sulla relazione triennale – doveva essere annuale- del sindaco di Trapani Vito Damiano. Il primo cittadino ha letto in aula la premessa alla sua relazione, una sintesi di ciò che ha dovuto affrontare e soprattutto subire nei suoi tre anni di amministrazione. Damiano non ha fatto sconti. Ha attaccato i suoi oppositori. Ha messo sotto accusa la burocrazia comunale. Ha ribadito di avere gestito e di continuare a gestire una condizione finanziaria emergenziale. Una relazione che promuove senza alcun dubbio il lavoro svolto dal momento dell’insediamento dopo il voto del 2012. Una difesa a tutto campo di ciò che ha fatto. E quello che non è stato possibile fare non può essere responsabilità dell’amministrazione ma delle circostanze. Una relazione risoluta messa a disposizione del consiglio per il dibattito politico. Scontata la controffensiva del capogruppo di Uniti per il Futuro Mimmo Fazio. Scontata anche la richiesta di dimissioni. Articolato ma non meno critico l’intervento del capogruppo del Pd Enzo Abbruscato che ha però voluto tracciare anche una netta linea di demarcazione con l’amministrazione dell’ex sindaco Fazio. Il Pd, anche in questa circostanza, ha confermato la sua linea, né con Damiano, nè con Fazio. Ma Abbruscato non ha potuto fare a meno di ricordare che il suo partito, di recente, ha presentato una mozione di sfiducia contro Damiano. Ha poi aggiunto, a scanso di equivoci, “ho sentito parlare di governo di salute pubblica e di una sua proposta che avrebbe dovuto discutere con me, nella qualità di capogruppo del Pd. Le consiglio di non perdere questo tempo”. Ma sull’amministrazione rimane la “ferita” interna al Pd. La linea ufficiale del partito viene infatti indebolita dal consigliere Ninni Passalacqua che sul governo di salute pubblica ne ha fatto più una questione di tempi e non di sostanza politica: “Si poteva fare qualche anno fa, forse qualche mese fa”. E’ lo stesso consigliere che ha subito detto no alla mozione di sfiducia e che continua a dialogare con l’amministrazione sulle cose da fare per la città. Il gruppo consiliare del Pd sull’amministrazione Damiano non ha una posizione unitaria. Hanno chiesto le dimissioni di Damiano l’ex capogruppo di Forza Italia Totò La Pica, “così facendo, Damiano non fa altro che rafforzare i suoi peggiori nemici”, e Tiziana Carpitella del gruppo misto. Se il Pd si è diviso, ancora una volta, il Psi ha cambiato linea in corso d’opera. Il suo capogruppo Andrea Vassallo ha criticato l’azione amministrativa ma con tante giustificazioni per l’operato del sindaco. Lo stesso capogruppo ha più volte voluto sottolineare la sua stima personale nei confronti del primo cittadino: “Se Damiano fosse stato preso prigioniero durante la Seconda Guerra Mondiale sono sicuro che si sarebbe fatto torturare pur di non rivelare un segreto di Stato. E’ una persona che stimo”. Non a caso Damiano ha parlato per primo con il capogruppo socialista per sondare la disponibilità del suo partito ad un governo di salute pubblica per arrivare a fine mandato. Ma il Psi, d’accordo con il Pd, aveva sottoscritto la mozione di sfiducia. Damiano ha invece perso gran parte della fiducia che aveva riposto in lui l’indipendente Ninni Barbera che gli contesta la posizione tenuta nei confronti della nave romana trovata a Marausa, recuperata ed ora pronta per essere musealizzata. Potrebbe finire al Museo Archeologico di Marsala. Soluzione che Barbera non accetta e che lo ha allontanato dal sindaco, a suo dire poco incisivo. Il più esplicito è stato l’indipendente Franco Briale: “Sindaco lei deve andare avanti”. E per Briale il rilancio dell’amministrazione passa da un governo politico della città, anche con la gunta di salute pubblica. “Cerchiamo di addivenire ad un accordo nell’interesse della città. Basta con contrapposizioni che non fanno bene a Trapani”, ha dichiarato Giovanni Vassallo che, ufficialmente, dovrebbe essere tra gli oppositori più duri, assieme ai due compagni di gruppo Francesco Salone e Vito Mannina, ma che con il suo intervento ha aperto una nuova prospettiva politica. Salone e Mannina hanno più volte parlato di mozione di sfiducia. Ancora aperto al dialogo il gruppo di “Articolo 4”. Il suo capogruppo Nicola Sveglia non si è voluto accodare alla richiesta di dimissioni, confermando la volontà di dialogo e di confronto sulle questioni amministrative.

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