TRAPANI, LA VERA STORIA DELLA GUERRA SULL’AEROPORTO DI BIRGI E SULLO SCONTRO TRA FAZIO E DAMIANO

2 Settembre 2015

Come in ogni “guerra” che si rispetti, c’è la propaganda e la contropropaganda. Lo scontro tra l’ex sindaco Mimmo Fazio ed il primo cittadino di Trapani Vito Damiano è ormai da tempo una “guerra” e di conseguenza i due strumenti – propaganda e contropropaganda – sono utilizzati a piene mani dai due fronti armati. Da conquistare c’è l’aeroporto di Birgi. Fazio accusa Damiano di avere tentato di “avvelenare i pozzi” che portano al contributo di co-marketing per il rilancio dello scalo trapanese. Damiano accusa Fazio di avere messo a rischio il finanziamento con il suo emendamento -poi modificato in aula – che cassava buona parte della delibera presentata dal sindaco, proprio per accelerare procedure e tempi per erogare il contributo 2015, quello 2014 è stato interamente versato, manca all’appello soltanto l’IVA, 66.000 euro, ma questa è al momento ancora un’altra storia. Senza propaganda e contropropaganda le cose sono più chiare. I fatti sono andati così. Il 30 dicembre 2014 il consiglio ha approvato una delibera presentata dalla giunta Damiano. Una delibera che metteva in discussione l’accordo tra i Comuni e la Camera di Commercio per l’azione di co-marketing. Una delibera che puntava a modificare l’accordo senza però averne discusso con gli altri sindaci ed il presidente dell’ente camerale, chiamato a gestire la coalizione di Comuni. Modifiche unilaterali che il consiglio si è “bevuto”, per stessa ammissione di più di un un suo consigliere perchè in tanti hanno approvato quella delibera senza sapere che cosa stavano votando. E’ questa la verità sull’atto deliberativo del 30 dicembre dell’anno scorso. Dei paletti che lo stesso consiglio poneva all’accordo ed alla Camera di Commercio non c’è alcuna contezza in aula al momento del voto. Soltanto in minima parte c’era condivisione per una serie di paletti che, secondo l’amministrazione, avrebbero dovuto garantire il Comune nell’esborso della sua quota annunale di 300.000 euro. Per il contributo 2014 non ci sono stati problemi perché la delibera è stata approvata il penultimo giorno dell’anno. Il problema è nato e si è posto per il 2015. Gli uffici si sono messi di traverso nell’erogazione delle prime due rate, 150.000 euro – l’accordo di co-marketing è triennale, mentre il pagamento dei Comuni è trimestrale – perchè ponevano come ostacolo la delibera approvata il 30 dicembre. Di fronte al no della Camera di Commercio alle modifiche unilaterali del Comune di Trapani l’accordo rimaneva quello iniziale ma in base alla delibera approvata dal consiglio – su proposta della giunta – Palazzo D’Alì non poteva procedere al pagamento. L’amministrazione Damiano è dovuta correre ai ripari. Anzi, il sindaco in persona. La nuova delibera, oggetto di propaganda e controproganda, ha chiesto all’aula d’intervenire nuovamente per modificare la delibera del 30 dicembre. Delibera che tuttavia, da un lato riportava l’accordo alla soluzione iniziale ed originaria, sostenuta e condivisa dalla CCIAA e dagli altri Comuni, – in pratica il Comune di Trapani si è dovuto rimangiare tutte le richieste che erano contenute nell’accordo modificato unilateralmente – dall’altra finiva per introdurre nuovi elementi, con la conseguenza di porre comunque il problema della modifica dello stesso accordo. Modifiche ritenute marginali e minime rispetto a quella contenuta al punto 2 della delibera, ma pur sempre modifiche che avrebbero comunqe trovato il no dell’ente camerale. Il consiglio è intervenuto con un emendamento di Fazio che, in prima battuta, cancellava quasi tutto l’impianto della delibera, anche lo stesso punto 2, fondamentale per far tornare tutto a prima della delibera del 2014. Da qui lo scambio d’accuse tra Fazio e Damiano. E’ evidente che il Comune, con il tentativo di modificare l’accordo, senza alcun confronto con CCIAA ed altri Comuni, ha introdotto elementi d’incertezza che hanno rallentato ed indebolito l’accordo – accordo ancora più debole per le difficoltà dei Comuni a rispettare l’impegno finanziario che avevano assunto – così come è evidente che quando ha deciso di metterci una pezza, alla delibera approvata da qualche giorno non poteva essere cassato il punto 2, che avrebbe finito per lasciare tutto com’era, cioè con le postille dell’amministrazione. E’ anche chiaro che il consiglio è finito nel mezzo di una vicenda surreale. E’ stato “incastrato” con la delibera approvata il 30 dicembre 2014 e si è “liberato” con quella appena approvata. Ora comincia una nuova sfida, quella per il bonifico, ciò che davvero conta.

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