CASTELLAMMARE, L’ASSESSORE MOTISI SI DIMETTE, LA POLITICA NON LO DIFENDE

14 Agosto 2015

La vicenda Motisi, a Castellammare del Golfo, non è la prima e non sarà l’ultima. La politica, ancora una volta, ha dimostrato la sua debolezza e per quanto riguarda il partito di appartenenza l’incapacità di reagire e soprattutto l’ipocrisia nascosta dietro il silenzio. Giuseppe Gaspare Motisi è stato assessore per una settimana. Si è dimesso quando è venuto fuori che ha una parentela pesante, di quelle che lasciano il segno. E’ il nipote del boss mafioso Gioacchino Calabrò, ergastolo per le stragi del ’93, con un ruolo nella strage di Pizzolungo del 1985. Motisi è stato presentato alla stampa come assessore tecnico, è funzionario al Genio Civile di Trapani, ma anche come componente del direttivo di “Articolo 4”. Il movimento non c’è più, si è sciolto ed i suoi rappresentanti – anche se l’operazione politica è ancora in corso – hanno aderito al Partito Democratico. Di conseguenza in questa vicenda le due forze politiche avrebbero dovuto prendere posizione. Invece, s’è registrato soltanto silenzio. Ha parlato il sindaco Nicolò Coppola, difendendo la sua scelta. Ha parlato lo stesso assessore rivendicando la sua onestà intellettuale e la sua lontanza da ambienti e personaggi mafiosi. Ma appena qualche ora dopo, lo stesso Motisi ha deciso di dimettersi per evitare polemiche e scontri. Coppola ha preso atto della sua decisione e non è andato oltre. La politica si è fatta imporre l’etica altrui, non ha saputo difendere le sue scelte. Si è così fatta schiacciare. Avrebbe potuto ammettere l’errore – se di errore si tratta, e qui la discussione sarebbe davvero lunga, lunghissima ed articolata, perché entrano in gioco diritti riconosciuti dalla Costituzione – e chiedere scusa. Oppure avrebbe, al contrario, avuto tutti i titoli per difendere la nomina del neo assessore. La parentela di Motisi non era certo riservata in una città come Castellammare del Golfo. Ed è stata invece scelta la via più debole, quella dell’ipocrisia. Le forze politiche direttamenter, o indirettamente coinvolte, non ha finora speso una parola. Il sindaco si è difeso ed ha difeso il suo assessore ma non troppo. Alla fine erano tutti in attesa che a cedere fosse il diretto interessato che, alla fine, ha deciso di puntare sulla sua serenità personale e professionale, rispetto ad un compito sociale e politico che gli era stato affidato. In questi casi – quando non c’è alcun elemento di mettere in discussione la persona – si rispolvera la questione d’opportunità. Questione che ha un suo valore ed una sua importanza. Valore ed importanza che tuttavia dovrebbero essere temperati dai diritti di ogni singolo cittadino. Ci sono tanti Motisi che rischiano di essere cittadini di serie B. E quando si entra in questo circolo vizioso ad essere messo in discussione è lo stesso c oncetto di democrazia.

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