OPERAZIONE ANTIMAFIA: FERMATI 11 “POSTINI” DI MATTEO MESSINA DENARO

3 Agosto 2015

Nuova operazione antimafia per stringere il cerchio attorno al superlatitante Matteo Messina Denaro. La Polizia ha arrestato all’alba 11 persone accusate di associazione mafiosa e di favoreggiamento. Avrebbero coperto la latitanza di Messina Denaro. Si tratta di Vito Gondola, di Mazara del Vallo (1938), allevatore pluripregiudicato, reggente del mandamento mafioso della stessa città; Michele Gucciardi, di Salemi, (1953), imprenditore agricolo pregiudicato, reggente della famiglia mafiosa di Salemi; Giovanni Domenico Scimoneli, nato a Locarno (Svizzera) (1967), imprenditore pregiudicato, uomo d’onore della famiglia di Partanna; Pietro Giambalvo, nato ad Ustica, (1938), allevatore pregiudicato, uomo d’onore della famiglia di Santa Ninfa; Vincenzo Giambalvo, di Mazara del Vallo (1977), allevatore pregiudicato, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Santa Ninfa; Sergio Giglio di Salemi (1969), allevatore pregiudicato; Ugo Di Leonardo, di Santa Ninfa, (1942) geometra in pensione, incensurato; Michele Terranova, di Salemi, (1969), allevatore incensurato; Giovanni Mattarella, nato a Mazara del Vallo (1966), commerciante pregiudicato, uomo d’onore della famiglia di Mazara del Vallo; Leonardo Agueci, nato a Salemi, (1987), ragioniere incensurato di Gibellina; Giovanni Loretta, di Mazara del Vallo (1972), autotrasportatore. Per i primi otto arrestati l’accusa è d associazione a delinquere di stampo mafioso. Per gli altri, è invece di favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa per avere agevolato la latitanza di Matteo Messina Denaro. L’operazione “Ermes” è l’evoluzione di altre operazioni che sono state già messe in atto co “Golem I e II” ed “Eden Ie II”. Le squadre mobili di Palermo e Trapani ed il servizio centrale operativo non hanno mai mollato la presa in collaborazione con la Procura di Palemo. La DDA  con a capo la dottoressa Teresa Principato. Gli arrestati avevano preso il posto dei fiancheggiatori messi fuori gioco con l’indagine “Golem II”. In particolare, Gondola, Gucciardi Giambalvo e Scimonelli, uomini di punta dell’organizzazione mafiosa.

Nuovi collegamenti per il superlatitante

I canali di comunicazione si sono riaperti nei primi mesi del 2012. Ancora in primo piano i “pizzini” per non essere scoperti e per dare ordini e disposizioni ai propri sodali. Nella nota della Polizia viene specificato come sono stati raggiunti ed arrestati i nuovi fiancheggiatori del superboss: “I più sofisticati mezzi tecnici d’indagine consentivano di individuare la rete di veicolazione dei pizzini diretti al latitante o originati dallo stesso e destinati alle diverse famiglie mafiose della provincia di Trapani. Rete che si strutturava grazie a riservatissime comunicazioni tra i predetti uomini d’onore che, al fine di eludere le investigazioni dirette alle loro persone, utilizzavano alcuni insospettabili soggetti per fissare discreti appuntamenti in isolatissimi luoghi delle campagne tra Salemi, Mazara del Vallo, Santa Ninfa e Partanna”.

Il ruolo di Gondola

Era Vito Gondola ad avere la responsabilità della gestione dei tempi e dei modi di consegna e di distribuzione dei “pizzini” di Matteo Messina Denaro. Il reggente del mandamento di Mazara del Vallo aveva una funzione non soltato apicale ma strategica per le “comunicazioni”. E’ toccava sempre a lui trovare i cosiddetti “tramiti”, così chiamati da Messina Denaro, di assoluta affidabilità per poter parlare con gli altri capimafia. Su Gondola c’erano pure i carabnieri del ROS che hanno contribuito a smascherare la sua reale dimensione mafiosa. E’ stato accertato il suo intervento per dirimere i problemi che nascevano all’interno dell’organizzazione, come nel caso della spartizione dei guadagni per la realizzazione del parco eolico “Vento di Vino”, soldi che servivano anche per coprire la latitanza di Messina Denaro.

Insospettabili ma non solo

La rete organizzata da Messina Denaro puntava sugli incensurati e soprattutto insospettabili come nel caso di Terranova, allevatore e gestore di un caseificio a Salemi che consentiva “il discreto – si legge nella nota della Polizia – collegamento tra Gondola e Gucciardi ai quali era legato da apparentemente lecite ragioni lavorativi connesse alla pastorizia”. Era invece Carlo Loretta ad assicurare, per il tramite di Agueci le comunicazioni tra Gondola e Giambalvo. Di Leonardo permetteva a Gondola di fissare incontri riservati con Scimonelli ed aiutava quest’ultimo ad incontrarsic con Pietro Giambalvo. Per quanto riguarda Giovanni Mattarella c’è invece da dire che era già stato condannato per avere favorito la latitanza di Vincenzo Sinacori, genero di Gondola, in questo caso favoriva gli incontri tra il suocero e Scimonelli.

I “pizzini”

La corrispondenza riservata avveniva con cadenza trimestrale ed era Matteo Messina Denaro a dettarne le regole chiaramente per evitare qualsiasi intervento delle forze dell’ordine per risalire alla filiera delle comunicazioni. Contatti che Messina Denaro preferiva non essere costanti per ridurre il rischio di essere bloccato nelle sue comunicazioni. Lo scambio dei messaggi avveniva in aperta campagna e con la massima accortezza nel linguaggio per non fare emergere che si trattava del boss.

Nuove verifiche

L’operazione “Ermes” è stata completata con 18 perquisizioni personali e domicialiari nei confronti di altri soggetti indagati ma a piede libero. Ma c’è di più: “Sono attualmente in corso verifiche di natura finanziaria presso alcuni istituti di credito svizzeri ove si ritiene plausibile che alcuni indagati possano aver distratto somme di denaro finalizzate al sostentamento economico del latitante”. Tutti gli arrestati sono in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

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