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BIRGI, I PRIVATI ALZANO LA VOCE SUI 5 MILIONI DI EURO DI RISTORO. LE DATE DI UNA NUOVA CRISI

Vertenza Birgi. Negli ultimi giorni sta accadendo di tutto. E non certo a favore di un rilancio dell’aeroporto trapanese. Tutt’altro, al contrario, il suo futuro è sempre più a rischio. Tra tanta confusione fanno testo le date per avere un quadro più chiaro di una condizione che si fa sempre più emergenziale.

20 luglio. Il presidente di Confindustria Trapani Gregory Bongiorno invia una nota alla stampa. Esprime la sua preoccupazione per le dimissioni del presidente della Camera di Commercio Pino Pace da coordinatore della “coalizione” dei Comuni per l’azione di co-marketing, 2.225.000 euro all’anno per tre anni, utile a tenere in piede l’intesa complessiva con Ryanair. L’accordo è comunque con la società “AMS” che si occupa dell’immagine della compagnia aerea irlandese. Bongiorno chiama in causa il commissario del Libero Consorzio di Trapani e lo invita ad un incontro per parlare anche dei 5 milioni di euro di ristoro che il governo nazionale ha stanziato per i danni causati dalla chiusura, prima totale e poi parziale, dello scalo nel 2011 a causa dell’intervento militare in Libia. Bongiorno scrive di avere ricevuto un mandato dall’assemblea del Distretto Turistico Sicilia Occidentale: farsi promotore di un incontro urgente con il commissario “per formulare, assieme, delle proposte sull’utilizzo produttivo di tali somme”. Prima ancora lo stesso Bongiorno faceva riferimento alle somme in questione sottolineando che “andrebbero ripartite fra Airgest e Comuni”. Ma il commissario straordinario Giuseppe Amato, nel frattempo, aveva già firmato due delibere, con i poteri di giunta, una il 7 luglio e l’altra il 13 luglio che hanno fatto chiarezza sul ristoro ripartendo i 5 milioni in questo modo: 70% all’Airgest, la società di gestione dell’aeroporto, e 30% ai Comuni. Di conseguenza, 3.500.000 euro all’Airgest ed 1.500.000 euro alle amministrazioni comunali, che avrebbero potuto ottenere la somma spettante presentando progetti per “iniziative di carattere turistico-culturale”. Nella delibera del 7 luglio c’era la ripartizione del milione e mezzo di euro tra i 24 Comuni. Nella delibera del 13 luglio la lista con le quote per ogni singolo Comune è stata cancellata.

21 luglio. Oggi è arrivata la reazione dei privati. Hanno il 40% delle azioni Airgest – “Infrastrutture Sicilia” e Cesare Quercioli Dessena ed altri piccoli azionisti – e contestato la ripartizione del ristoro di 5 milioni di euro. Chiedono che sia destinato interamente all’Airgest, ritengono ingiustificato l’impegno economico alla luce della delibera commissariale e segnalano come “l’inadempienza del consorzio degli enti pubblici indichi una sottovalutazione di un serio contingentamento dei voli e della continuità stessa dell’azienda”. La contestazione dei privati è così motivata: “L’importo quantificato da ENAC è relativo, in maniera esplicita, ai soli danni subiti dall’aeroporto in conseguenza alle limitazioni imposte dalle operazioni militari legate al conflitto bellico e non può ricomprendere, anche perché non è di competenza di ENAC, la stima dei danni generici sofferti dal territorio e dall’indotto commerciale e sociale legato allo stesso aeroporto. Tali danni non peraltro sono mai stati oggetto di specifica sollecitazione, analisi, richiesta di ristoro o quesito ad opera dei Comuni, degli enti locali o della Regione stessa”. I Comuni, secondo i privati, otterrebbero parte del ristoro senza aver fatto nulla per averlo: “E’ infatti solo grazie all’attivismo dei soci privati che si è arrivati alla certificazione da parte di ENAC dei danni subiti dall’aeroporto e all’iter di riconoscimento da parte del Governo del ristoro atteso in 2 tranches per compensare le ingenti perdite subite dall’intervento militare legato al conflitto libico”. “Infrastrutture Sicilia” e Quercioli picchiano duro ricordando che in questi anni “hanno sempre sostenuto per la propria parte i costi e le relative perdite, necessari a supportare negli anni, le attività di promozione del traffico, volte alla crescita dei passeggeri e ai benefici indotti al territorio dell’intera provincia di Trapani, senza ricevere alcuna contribuzione, seppur promessa e non onorata da parte dei soci pubblici e delle amministrazioni coinvolte”. I Comuni finiscono sotto accusa anche per la loro incapacità di rispettare l’accordo di co-marketing. I privati rimandano alle dimissioni del presidente della Camera di Commercio Pino Pace, presentate lo scorso 16 luglio con l’avvertenza ai sindaci che se entro otto giorni dalla loro presentazione non ci saranno novità rispetto ai problemi posti e soprattutto nel pagamento delle rate da parte dei Comuni, l’ente camerale avrebbe proceduto a disdire il contratto con “AMS”, anticamera di una crisi senza precedenti per l’aeroporto di Birgi.

 

 

 

 

 

 

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