BIRGI, PRIVATIZZAZIONE E POLO UNICO CON PALERMO

17 Marzo 2015

Il futuro di Birgi è legato al polo aeroportuale della Sicilia Occidentale ed alla sua privatizzazione. Quattro assessori regionali (Li Calzi, Baccei, Purpura e Vancheri) sono stati a Trapani per conferma una linea strategica che riguarda tutti gli scali siciliani. Birgi e Palermo da una parte, Catania e Comiso dall’altra. Tutti e quattro hanno partecipato, da relatori, al convegno organizzato dal gruppo parlamentare all’Ars del Pd. L’assessore al Bilancio Alessandro Baccei ha rivendicato l’impegno della Regione per la ricapitalizzazione della società di gestione del “Vincenzo Florio” ed ha indicato che la strada da seguire è quella della privatizzazione di Birgi. Come e con chi è un altro problema. Così come lo stesso Baccei ha voluto sottolineare che non si tratta di una soluzione immediata ma che deve seguire una procedura dettata dalla legge. Presente all’incontro anche il presidente dell’Enac Vito Riggio: “La Regione è presente in tutti e quattro gli aeroporti, dica cosa vuole fare. Il piano nazionale parla chiaramente di polo. Io non parlo più di privatizzazione perché subito dopo scatta il sospetto che si voglia favorire chissà chi. Mi limito soltanto ad  osservare ciò che accade nel mondo. Mi limito a dire che la soluzione adottata per gli aeroporti di Firenze e Pisa che hanno ora una gestione unica e sono stati privatizzati sta funzionando. C’è tuttavia una politica regionale del trasporto aereo? La Regione lo dica chiaramente. Dica anche se intende mettere i soldi per valorizzare gli scali”. La via della privatizzazione è quella che convince di più il capogruppo all’Ars del Pd Baldo Gucciardi: “Privatizzare gli aeroporti, in questo caso Birgi, non significa che il pubblico debba fare un passo indietro. Del resto nel caso dello scalo trapanese il pubblico è stato immediatamente attivo con la ricapitalizzazione di Airgest”. Per il presidente di Airgest Salvatore Castiglione “il rapporto con Palermo va creato ed integrato. E’ necessaria una regia unica. Su come arrivarci e con quale formula è un problema della politica e quindi della Regione”. Castiglione ha rimarcato “i passi da gigante che sono stati fatti dall’Airgest per governare il cambiamento che ci ha portato da 200 mila a un milione e mezzo, un milione e 800 mila passeggeri. Sul territorio è nata una nuova classe imprenditoriale che va accompagnato nei processi di sviluppo che interesseranno lo scalo di Birgi”. Dato che ha voluto ribadire anche il presidente di Confindustria Trapani Gregory Bongiorno: “Con il rilancio di Birgi molti giovani si sono messi in gioco. Sono state attivate nuove iniziative imprenditoriali. Ryanair costa, lo sappiamo, abbiamo imparato sulla nostra pelle ma è pur vero che innesca un meccanismo virtuoso che produce prodotto interno lordo. Sono d’accordo per una governance unica degli aeroporti di Birgi e Palermo ma questo non significa che debba essere unica anche la gestione. Abbiamo bisogno di sinergie non di essere soggiogati. Il passato ci dice, ad esempio, che quando Gesap è entrata nell’Airgest le cose non sono andate bene”. L’onorevole Mimmo Fazio vuole evitare “la guerra con Palermo. Appena Birgi è cresciuta è stata subito guerra. Bisogna invece unire i due aeroporti. Ma serve anche una nuova mobilità ed infrastrutture per collegare gli scali al territorio. Non è più sopportabile, ad esempio, che il Comune di Trapani non può arrivare con i suoi bus a Birgi perché il collegamento è dell’AST. Birgi è nel territorio del Comune di Trapani e l’AST sappiamo in che condizioni è ormai”. Di territorio ha parlato anche il sindaco di Erice Giacomo Tranchida: “Non va bene che i 5 milioni di euro di ristoro, in tutto sono 10, vadano all’Airgest magari per pagare un’altra compagnia aerea. I soldi devono essere investiti sul territorio”. Il ruolo dei sindaci è stato richiamato dal presidente della Camera di Commercio Pino Pace: “Sono stati coraggiosi a sottoscrivere l’azione di co-marketing che ha consentito a Birgi di avere un futuro. Se va via Ryanair salterebbero tanti posti di lavoro”.

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