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ECCO COME LA REGIONE HA DISTRUTTO IL “SISTEMA RIFIUTI” DELLA CITTA’ DI TRAPANI

Trapani può essere inserita, a pieno titolo, nel sistema delle contraddizioni siciliane. Contraddizioni che i suoi cittadini pagano e pagheranno a caro prezzo. Se ciò che ha subito la città avesse come controparte un soggetto privato ci sarebbero già i rispettivi avvocati al lavoro per  difendere le altrettanto rispettive ragioni. Tutto ciò per dire che le politiche di gestione dei rifiuti del Comune sono state prima danneggiate e poi letteralmente distrutte dalla Regione. Il “governo della spazzatura” è saltato in tutta la Sicilia e Trapani che avrebbe avuto gli strumenti per farvi fronte si ritrova a pagare il prezzo più alto. Perchè ha una discarica, perchè un impianto di trattamento dei rifiuti. E proprio per questo ha subito i colpi più duri. Sulle responsabiità delle amministrazioni comunali pro tempore si potrà scrivere un libro. Ci si potrà interrogare per anni se è stato giusto non entrare – nella forma sì, nella sostanza no – nei carrozzoni della stessa Regione: ATO, poi SRR. In pratica, la stessa cosa. Ora il Comune è inserito nella strategia della SRR ed attende l’avvio dei nuovi sistemi di raccolta in autunno, con l’appalto che è stato aggiudicato dalla “Trapani Nord”, appunto la Srr. La città, oltre ad avere discarica ed impianto, ha potuto contare sulla “Trapani Servizi”, società controllata al 100%, che le ha consentito un percorso parallelo ed autonomo nella raccoltra, trattamento e conferimento in contrada Borranea. Discarica che dallo scorso 6 agosto è satura. La responsabilità è tutta della Regione che ha consentito di trasferire rifiuti da mezza Sicilia: gli altri Comuni della Srr “Trapani Nord”, i Comuni della Srr “Trapani Sud”, Valle del Belice, e pure alcuni Comuni della provincia di Palermo. Non è una questione politica. O meglio, d’incapacità politica. Perchè era così con Rosario Crocetta e continua ad essere così con Nello Musumeci che, pressato più del suo predecessore dal governo nazionale, ha provato più dell’altro ex Governatore della Sicilia di scaricare rifiuti e responsabilità sulle spalle dei Comuni. Il punto: Trapani, con la sua società, con la sua discarica e con il suo impianto avrebbe potuto essere una eccezione tra tanti errori. Sia con la differenziata avviata come si deve, che senza. Ed invece porta i sovvalli – materiale di scarto originato dal trattamento dei rifiuti che, a seconda dei casi, può essere soggetto a una fase di ulteriore raffinazione oppure indirizzato ai processi di smaltimento in discarica – a Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania nell’impianto della società “Oikos spa”, ed il sottovaglio – prodotti del trattamento dei rifiuti indifferenziati – a Lentini, in provincia di Siracusa, nell’impianto della società “Sicula Trasporti srl”. Tutto questo, inevitabilmente, mettendo mano al portafoglio. I soldi escono dalle casse del Comune e dunque dalle tasche dei trapanesi. Un dato significativo. A Palazzo D’Alì c’era il sindaco Vito Damiano e l’asssessore all’Ecologia era Giuseppe Licata. Il 4 novembre del 2015, i due amministratori, assieme ai vertici della “Trapani Servizi”, si recarono in contrada Borranea per un sopralluogo. Verificavano la conclusione dei lavori che avevano consentito la realizzazione di una nuova vasca: 265 mila metri cubi di rifiuti. Un lavoro ben fatto, 2 milioni di euro, quasi tutti a carico della “Trapani Servizi”, quindi dei trapanesi. La Regione aveva autorizato l’intervento nel settembre del 2014. Damiano era però soddisfatto a metà perchè s’annunciavano venti di guerra, con Crocetta pronto ad autorizzare l’utilizzo della discarica per altri Comuni in emergenza. La vasca in questione – al netto delle altre ordinanze regionali, con proroghe, forzature ed apeture e chiusure temporanee dell’impianto trapanese – aveva una stima di vita di 6 anni. La matematica non è una opinione. Era il 2015 e di conseguenza avrebbe potuto reggere fino al 2021, soltanto con i rifiuti dei trapanesi. Aggiungendovi una maggiore percentuale di differenziata sarebbe andata avanti ancora più a lungo. Ed invece Borranea è satura già ora. I trapanesi hanno dunque le prove per intentare una ideale class action contro la Regione, che ha distrutto un sistema autonomo ed efficiente per tamponare le sue incertezze ed i suoi errori tecnico-amministrativi.

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