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TRAPANI, DOLCE LASCIA LA PRESIDENZA DELL’UNIONE MAESTRANZE CON UN ATTO D’ACCUSA SENZA PRECEDENTI

Più che un saluto, un atto d’accusa che segna il futuro dell’Unione delle Maestranze. Parole dure, quelle del presidente uscente Vito Dolce che ha lasciato con una nota che non fa sconti eed affonda il colpo nelle contraddizioni vissute durante il suo mandato. “L’Unione, associazione fondata, come voi sapete da 22 capi console, spesso in questi anni ha mostrato tutte le sue debolezze causate delle lotte intestine, portate avanti per il piacere di essere i bastian contrari della situazione, per la presunzione della grandezza del proprio sapere, senza mai mostrare un minimo di capacità di analisi e di approfondimento che, con serenità e serietà, guardasse alle vicende che hanno interessato la vita associativa”. Dolce fa pesare le divisioni: “Spesso ci siamo trovati a fronteggiare prese di posizione incomprensibili, ingiustificate, inadeguate, irresponsabili, frutto esclusivamente della effimera sete di potere che alberga in alcuni, ormai arcinoti, che tentano di portare avanti una sorta di assalto alla diligenza fine a se stesso. Tutto questo per il solo piacere di essere i servi sciocchi di qualcuno assecondandone iniziative strategiche che appaiono prive di senso per chi ne ha compreso la tattica e ignote agli altri.  Tutto questo assume aspetti grotteschi se consideriamo che lo scopo unico e essenziale dell’Unione è costituito dall’organizzazione e dal coordinamento delle attività della Settimana Santa in città”. L’ormai ex presidente è un fiume in piena e nella sua nota attacca a testa bassa: “Si inventano iniziative vuote, sterili, poiché prive di significato storico e culturale ma utili per diventare attori protagonisti e sfruttare sistemi di raccolta di risorse inusuali per una Processione che da secoli si è fatta forte dell’appartenenza alla Maestranza di ogni Gruppo che, nella buona e nella cattiva sorte, ha sempre fatto fronte alle normali esigenze di gestione. Oggi le risorse delle Maestranze sono diventate insufficienti per far sì che il Venerdì Santo si possa sfilare abbigliati con giubbotti, stemmi, cravatte con fregi, paramenti, bastoni, cordoni di varie dimensioni e colori che scimmiottano riti o processioni di altre realtà: tutto ciò avviene sconfessando totalmente le disposizioni contenute negli atti di affidamento originale dei Sacri Gruppi”. Dolce ribadisce la sua idea forza che è stata contrastata. “Ho sempre pensato – ha scritto l’uscente presidente- ad una Processione unica ed unita dove protagonista il Cristo e non noi!”. Ed aggiunge: “E’ legittimo che tra i Gruppi ci sia la volontà di offrire il meglio e il massimo possibile e, se ciò è impostato nel rispetto degli altri, diventa ottimo stimolo per fare bene, ma non bisogna dimenticare che, senza i cosidetti vecchi che hanno tramandato preziosi patrimoni diserietà e correttezza, oggi non potremmo parlare che del nulla, altro che innovazioni, progetti e largo ai giovani che stanno mostrando una spregiudicatezza inimmaginabile fino a qualche anno fa”. Dolce non ha remore a far emergere il suo stato d’animo: “Devo dirvi con grande serenità che nutro un grande senso di liberazione: certamente lo proveranno anche alcuni di voi. Oggi, giornata di fine mandato, desidero rientrare all’interno del mio Gruppo e vi confesso che con il cuore non me ne sono mai allontanato. Sono abituato a credere nelle cose che faccio e a metterci la faccia; considerato che non credo più in alcuni comportamenti e non voglio fingere, come detto, rientro nel mio Gruppo per continuare, come sempre ho fatto, a dare il mio modesto contributo senza ricerca di galloni ma con la consapevolezza che potrò ritrovare tutta la mia passione avendo nuovi stimoli”. La conclusione di Dolce è amara e sarcastica: “Lascio a voi Moderni Innovatori, ideatori di sogni e progetti, la responsabilità di non completare la distruzione, avviata, di 406 anni di storia, amore vero e Fede verso la Processione, riconoscendo però che ciò sarà molto difficile: ci siete già molto vicini!”.

 

 

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