TRAPANI, SI FIRMANO I PATTI PER LA SICUREZZA URBANA. RIUNIONE IN PREFETTURA

24 Maggio 2018

Ci sono 37 milioni di euro a disposizione delle politiche per la sicurezza nei territori. Risorse che possono essere utilizzate per ampliare i sistemi di videosorveglianza e per rendere più efficace l’azione di controllo nelle città. Ma il decreto legge che dà il via libera al finanziamento prevede la firma dei Patti per l’attuazione della sicurezza urbana. Senza Patto le amministrazioni locali non potranno presentare la documentazione per ottenere i soldi. Domani in Prefettura saranno sottoscritti i Patti. I Comuni chiamati in causa sono Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi-Segesta, Castellammare del Golfo, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Custonaci, Favignana, Gibellina, Marsala, Pantelleria, Partanna, Petrosino  e San Vito Lo Capo. Proprio quest’ultimo Comune è in queste ore alla ribalta della cronaca per l’incendio doloso di lettini ed ombrelloni che si trovavano sulla spiaggia. Una nota della Prefettura entra nel merito dei Patti: “Si tratta di accordi di collaborazione e di solidarietà stipulati tra Stato ed enti locali che prevedono l’azione congiunta di più livelli di governo e la promozione di interventi, anche in via sussidiaria e nell’ambito delle responsabilità di ciascuno, per rendere effettivo il diritto alla sicurezza. Il disagio sociale e lo scadimento dei comportamenti civili sono spesso strettamente legati a fenomeni di maggiore pericolosità e allarme che ledono il diritto alla sicurezza, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione”. Ed ancora: “L’obiettivo dei Patti è quello di eliminare progressivamente le aree di degrado e di illegalità, nel rispetto delle competenze delle autorità di pubblica sicurezza, ottimizzando l’integrazione con le politiche di sicurezza delle autonomie territoriali e impegnando maggiormente le polizie locali”. Strumento fondamentale la videosorveglianza. I progetti da presentare, dopo avere firmato il Patto, non riguardano però la sostituzione o la manutenzione di quelli esistenti e non devono sovrapporsi a quelli già in funzione negli ultimi 5 anni. La strategia è dunque quella di rendere sempre più ampia l’area di controllo con i sistemi video, che assumono sia la funzione preventiva che quella repressiva perché necessari nelle fasi di verifica di ciò che accade nei territori.

 

 

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