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MARSALA, IL CONSIGLIERE VINCI TENDE LA MANO: “NON CI SONO DUE PD. RICONOSCO LA CAPOGRUPPO MEO”

Spiega, chiarisce. Nei fatti, un passo indietro. L’ex capogruppo del Pd di Marsala Antonio Vinci smorza i toni. Non vuole lo scontro interno e prova a fare il punto sulle sue dichiarazioni che avevano fatto suonare l’allarme rosso tra i Dem. Vinci, prima di tutto, ribadisce la sua appartenenza al Partito Democratico. E poi va sulla questione più controversa: “Preciso di non aver mai pensato ad una pluralità di Pd. Mi scuso, anzi, se a tal proposito posso avere ingenerato equivoci. Sono lontano dall’idea, che ho sempre ritenuto scorretta, del cosiddetto partito nel partito. Il mio riferimento era ad una legittima appartenenza ad aree di un unico partito e ad una vicinanza a singoli deputati di riferimento, come del resto, più volte, dichiarato da altri colleghi in quest’aula”. Vinci si considera parte integrante del gruppo consiliare. “Gruppo – aggiunge – che non si è mai sciolto, avendo peraltro il segretario generale Triolo dichiarato inesistenti, quindi nulle, tutte le autosospensioni”. Da qui il nodo politico più importante. Vinci ribadisce di riconoscere Federica Meo come capogruppo del Pd. Il gruppo, dopo la sfiducia della direzione al sindaco Alberto Di Girolamo s’è diviso in due. Meo, Ferreri e Rodriquez si erano autosospesi in netto dissenso alla rottura con l’amministrazione. Vinci e Di Girolamo avevano fatto lo stesso di fronte al fatto che il deliberato della direzione non è mai stato concretizzato. Il Pd non ha ritirato la delegazione in giunta e non ha messo la parola fine alla collaborazione con l’amministrazione. Da qui le dimissioni della segretaria cittadina Antonella Milazzo, seguite dal commissariamento del partito con la nomina del sindaco di Salemi e dirigente regionale Domenico Venuti e la nomina di Federica Meo a capogruppo. Venuti è stato nominato per pacificare il partito e per riunire il gruppo consiliare. Le dichiarazioni di Vinci vanno dunque in questa direzione. C’è da aggiungere che l’altro consigliere Di Girolamo per dare forza al suo dissenso nei confronti del sindaco ha deciso di firmare la mozione di sfiducia presentata dal consigliere del Psi Michele Gandolfo. Lo stesso Di Girolamo ha però chiarito che non l’avrebbe mai votata se fosse arrivata in consiglio e che la sua era una forma di protesta nei confronti del sindaco e della sua giunta, accusati di non coinvolgere il Pd ed il consiglio nelle scelte di governo per la città.

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