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CRISI PD, ALTRE DIMISSIONI NEL PARTITO TRAPANESE. ABBRUSCATO: “TERRITORIO MORTIFICATO PER LE LISTE”

Dimissioni. Ancora dimissioni nel Pd. Quelle del segretario regionale Fausto Raciti sono pesantissime. Del resto, aveva già perso per strada 5 componenti della sua segreteria. Prima Dario Safina, a seguire Salvatore Gazziano, Antonio Ferrante, Antonio Rubino e Carmelo Greco. Quest’ultimi hanno annunciato di non voler fare campagna elettorale e di rimandare il chiarimento dopo il voto del 4 marzo. Ma hanno già messo su la loro proposta interna quanto mai chiara. Si sono autodefiniti i “partigiani del Pd”. E’ dunque “guerra” in campo Dem. In provincia di Trapani i primi ad autosospendersi da tutte le cariche di partito sono stati gli ex Ds, dal sindaco di Valderice Mino Spezia all’ex vicepresidente dell’Ars Camillo Oddo, passando per il sindaco di Erice Daniela Toscano ed il presidente del consiglio Giacomo Tranchida. Ora arrivano anche le dimissioni della componente di minoranza vicina al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Dimissioni dalla cariche anche per l’ex consigliere comunale Enzo Abbruscato, seguito da Maria Concetta Serse, Danilo Orlando, Stefano Marchingiglio e Tonino Scauso. In tempi non sospetti Abbruscato aveva lasciato la carica di vicesegretario provinciale. Ha scelto di andare via anche dall’assemblea regionale. Maria Concetta Serse lascia la carica di tesoriere del partito di Trapani ed il suo posto in direzione provinciale e regionale. Anche Orlando lascia la direzione provinciale mentre Scauso non farà più parte dell’assemblea provinciale del Pd trapanese. Marchingiglio ha invece lasciato il coordinamento del circolo del capoluogo. Anche per questi rappresentanti del Pd la gestione delle candidature è stata sbagliata. “Agire democratico – scrivono nella nota che annuncia le loro dimissioni – significa coinvolgere tutti quei cittadini, quei dirigenti e militanti che, con fiducia, si sono spesi per il bene della collettività, cercando di dare risposte ai territori che sono pezzi e specchio del Paese”. Ed ancora: “Agire democratico non è mortificare i territori e le loro migliori risorse, in nome della conservazione di un ceto politico. Questo Pd non è altro che una delegazione parlamentare ad immagine e somiglianza dei suoi <<proprietari>>, quasi a smarrire il senso della comunità. Chi fino ad oggi è rimasto dentro, come noi e tanti altri, sperando nella possibilità di un <<secondo tempo>>, ora sa per certo che dopo il prossimo goal subìto si porteranno via il pallone, che ormai è loro e basta. Si intuiva da tempo, a dire il vero: ma mai come adesso la <<fedeltà al capo>> non avrebbe dovuto portare alla delega in barba al territorio. Ci ritroveremo con tutti quelli che, come noi, hanno la passione di servire le proprie comunità ancor prima di comandare”.

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