OPERAZIONE ANTIMAFIA “VISIR”, MESSINA DENARO NON MOLLA IL TERRITORIO

“Periodica presenza, in territorio trapanese, del latitante Matteo Messina Denaro”. E’ una delle risultanze dell’operazione antimafia “Visir” che ha assestato un altro colpo alla rete di fiancheggiatori che coprono la latitanza del boss castelvetranese. Un colpo durissimo al mandamento di Mazara del Vallo ed in particolare alla famiglia mafiosa di Marsala. Il lavoro di Carabinieri e ROS, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo ha confermato che il controllo del territorio e soprattutto la presenza sul territorio rimangono punti imprescinbili della latitanza di Messina Denaro. L’indagine del 2011 ha messo una serie di paletti che serviranno per ulteriori indagini e per arrivare all’obiettivo finale, la cattura del superlatitante. Il mandamento di Mazara del Vallo era nelle mani di Vito Vincenzo Rallo, fratello dell’ergastolano Antonino, detto “Vito”. Un fedelissimo di Messina Denaro che dettava legge sul mandamento e sulle famiglie. Snodo cruciale delle attività mafiose è stata la famiglia di Marsala con il luogotenente Nicolò Sfraga, imposto da Rallo. Luogotenente voluto dal vertice ma non riconosciuto da un altro sottogruppo mafioso. Sfraga ha avuto al suo fianco Domenico Centonze, Calogero D’Antoni, Giovanni Giuseppe Gentile e Simone Licari. Il sottogruppo alternativo aveva come riferimento Vincenzo D’Aguanno che, a sua volta, poteva contare su Michele Lombardo, Alessandro D’Aguanno (figlio di Vincenzo) ed Antonino Andrea Alagna. Ad un passo da una faida che avrebbe potuto lasciare tanti morti per strada, Messina Denaro decise d’intervenire per mettere ordine nell’organizzazione, con la decina che rischiava di entrare in rotta di collisione al suo interno. Motivazione? “una iniqua spartizione delle risorse economiche”. Scontri che hanno consentito alle forze dell’ordine di aprire varchi decisivi nel lavoro di verifica degli equilibri interni alla famiglia di Marsala. Dietro l’operazione “Visir” ci sono intercettazioni ambientali, telefoniche, video ed altro ancora. Il capomafia della famiglia marsalese aveva al suo fianco il nipote Aleandro Rallo, così come Salvatore Massimo Giglio e Michele Giacalone. Ma è a Sfraga che Messina Denaro affidò il compito di normalizzare l’organizzazione. Se non vi fosse riuscito avrebbero parlato le armi. Le indagini e le investigazioni dei Carabinieri hanno fatto emergere il ruolo di primo piano di Vito Vincenzo Rallo che ha fatto più volte da raccordo con i rappresentanti di Cosa Nostra delle altre province. Un capofamiglia a tutti gli effetti e con il potere d’intervenire nelle controversie all’interno della cosca. Un mandamento ed una famiglia che avevano pure un raccordo imprenditoriale, il mazarese Fabrizio Vinci. Il sistema, quello del calcestruzzi. Oltre a Marsala e Mazara

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