CHIUSO IL CERCHIO SULL’OMICIDIO DEL PARTANNESE SALVATORE LOMBARDO

Chiuso il cerchio sull’omicidio di Salvatore Lombardo, che aveva decretato la sua fine con un furto di un furgone e della merce. Ma quel furgone e quella merce era di Giovanni Domenico Scimonelli, imprenditore partannese considerato vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro. Un “sgarro” che andava punito e che è stato punito con la morte di Lombardo, ucciso, da Nicolò Nicolosi di Calatafimi e da Attilio Fogazza di Salemi. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto le richieste formulate dalla direzione distrettuale antimafia ed ha riconosciuto Scimonelli, mandante ed ideatore dell’omicidio, mentre in precedenza erano finiti nella rete della giustizia i due esecutori materiali.

L’omicidio

La nota stampa che fa chiarezza sui particolari dell’omicidio di Lombardo:  “I fatti risalgono al 21 maggio del 2009, allorquando personale dei carabinieri di Castelvetrano, a seguito di una segnalazione anonima, si recava nei pressi del bar denominato “Smart Cafè”, sito in Partanna, accertando che ivi, Lombardo Salvatore, pregiudicato del luogo sopratutto per reati contro il patrimonio, era stato attinto da due colpi di fucile cal. l2 e si trovava esamine proprio all’ingresso del suddetto bar. Le indagini esperite nell’immediato permettevano di accertare che il Lombardo era sottoposto all’obbligo di firma presso quel Comando alle ore 19.00 di determinati giorni, incombenza che aveva assolto anche quella sera per poi essere mortalmente attinto, dopo essere tornato al noto bar di via XV Gennaio, dall’azione di fuoco posta in essere da due persone sconosciute. Sul posto, venivano, come di consueto, eseguiti i rilievi tecnici, nel corso dei quali, oltre a varie tracce verosimilmente ematiche venivano rinvenuti vari pallettoni deformati appartenenti a cartucce di fucile da caccia cal.l2. Nell’immediatezza dell’evento venivano anche acquisite le immagini riprese dalle videocamere di due esercizi commerciali, una gioielleria ed un fioraio, dislocati lungo il tragitto compiuto dalla vittima per andare e poi tornare dalla caserma dei carabinieri. La visione delle immagini delle telecamere dei due esercizi commerciali consentiva di accertare come il Lombardo, mentre si recava in caserma e mentre vi si allontanava, era stato seguito da vicino da due soggetti a bordo di un’autovettura Volkswagen Polo di colore scuro, ed appurato successivamente compatibile con quella utilizzata dai killer dopo l’azione di fuoco. L’attività investigativa esperita nei mesi a seguire non consentiva di individuare i responsabili dell’efferato delitto né far luce sul suo movente ed il caso sembrava essere destinato a rimanere irrisolto. Le recenti indagini, invece, condotte dalla Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nell’ambito della ricerca del latitante Matteo Messina Denaro, permettevano di chiarire come Lombardo Salvatore fosse sospettato di essere l’autore del furto di un camion e di merce ai danni del supermercato DESPAR di Partanna gestito, di fatto, da Scimonelli Giovanni Domenico e la sua uccisione rappresentava in sostanza una vendetta.

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Da sinistra: Giovanni Domenico Scimonelli, Nicolò Nicolosi ed Attilio Fogazza

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